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Messi serve, Lautaro segna. L’Argentina è in finale. E il Toro è già leggenda

Lautaro Martinez con la maglia dell'Argentina.

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Ci sono momenti nel calcio che non hanno bisogno di commento. Bastano le immagini: Messi che prende palla sulla destra nel recupero, alza la testa, vede il movimento di Lautaro sul secondo palo e pennella un cross con il destro che sembra disegnato da un pittore. Lautaro che arriva di testa, da due passi, e batte Pickford nell’angolo basso. Il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta che esplode. E un ragazzo di Bahía Blanca che corre verso la curva argentina con gli occhi che dicono tutto quello che le parole non riescono a dire. Argentina in finale. Lautaro Martinez ancora decisivo. E noi interisti a chiederci se stiamo sognando.

Il risultato finale è 2-1. L’Inghilterra era passata avanti con Anthony Gordon nel primo tempo, un destro potente da distanza ravvicinata che aveva fatto tremare la Selección e i sessant’anni di storia di questa rivalità. Ma l’Argentina non muore mai, e Messi tanto meno. Prima il pareggio di Enzo Fernández con un destro spettacolare da fuori area su assist della Pulce — gol magistrale, esecuzione da antologia. Poi il recupero, i nove minuti di fuoco segnalati dal quarto ufficiale, e l’epilogo che ha scritto la storia.

A questo punto bisogna dare atto a Lionel Scaloni di qualcosa che forse non è ancora stato detto abbastanza chiaramente: l’utilizzo di Lautaro Martinez come risorsa decisiva a gara in corso è una scelta deliberata, non una necessità. Il tecnico argentino lo preserva per averlo fresco nel momento in cui la partita si decide. Contro l’Egitto, l’assist al 90’+2′. Contro la Svizzera, il gol al 120’+1′. Contro l’Inghilterra, il gol nel recupero al 90’+7′.

Quattro partite a eliminazione diretta. Quattro contributi decisivi. Sempre subentrato. Sempre nel momento in cui la partita pesava di più. O Scaloni ha trovato la formula perfetta per usare il suo centravanti, o Lautaro Martinez è semplicemente uno di quei giocatori che si accendono quando le luci sono più forti. Probabilmente entrambe le cose.

Cross meraviglioso con il destro della Pulce e zuccata vincente da due passi del centravanti dell’Inter, che ribalta clamorosamente la partita nel recupero. Infinita l’Albiceleste. Infinito Lautaro.

Doveva essere la partita più bella del Mondiale. Per i primi sessanta minuti non lo è stata, con una tensione alle stelle che ha prodotto più falli che occasioni, più tattiche che spettacolo. Il vecchio cliché delle sfide tra Inghilterra e Argentina — dure, spezzettate, a tratti brutali — si è confermato anche ad Atlanta nel 2026.

Gordon ha sbloccato il risultato con un gol che ha fatto esultare sessantamila tifosi inglesi sugli spalti e milioni davanti alla televisione. Il tipo di gol che in queste partite può decidere tutto: destro secco, spazio sfruttato, portiere battuto. Per un quarto d’ora l’Argentina ha faticato a reagire, con Messi che cercava spazi e Álvarez che girava a vuoto.

Poi è entrato Lautaro. E la musica è cambiata. Non subito — questi gol non arrivano mai subito — ma gradualmente, con l’Argentina che sembrava guadagnare centimetri di campo, con la Pulce che cominciava a toccare palloni in zone sempre più pericolose. Il pareggio di Enzo Fernández all’88’ è stato il preludio. Il gol di Lautaro al 90’+7′ è stato il finale che nessuno, tranne forse Messi, aveva scritto.

C’è un filo nerazzurro che percorre tutta questa Argentina ai Mondiali. Lautaro Martinez, capitano dell’Inter, è il secondo marcatore della Selección nel torneo. Ma soprattutto è il giocatore più decisivo nei momenti che contano. Messi fa le magie, Álvarez lavora per la squadra, Mac Allister gestisce il centrocampo. Lautaro segna quando la partita vale di più.

Il rapporto con Messi in campo è quello di due giocatori che si capiscono senza guardarsi. Il cross di stanotte ne è la prova: la Pulce sapeva dove stava andando Lautaro prima ancora che lui si muovesse. E Lautaro sapeva che il pallone sarebbe arrivato sul secondo palo prima ancora che Messi alzasse la testa. È la chimica che si costruisce in anni di Nazionale, di pressioni, di vittorie e di sconfitte condivise.

Il 19 luglio, in finale contro la Spagna, quella chimica servirà ancora. Perché la Spagna di Yamal, Pedri e Oyarzabal è forse la squadra più forte rimasta in piedi. Perché vincere il Mondiale due volte consecutive non lo ha fatto nessuno dai tempi del Brasile di Pelé nel 1958 e 1962. Perché la storia pesa, anche quando si vince.

Permettetemi una nota personale, che è poi la nota di ogni tifoso nerazzurro che ha seguito questa notte la partita di Atlanta.

Lautaro Martinez è il capitano dell’Inter. Lo ha sempre detto, lo ha sempre dimostrato. Ma al Mondiale 2026 sta facendo qualcosa di più: sta dimostrando che il suo valore non si misura solo con i gol in Serie A o con le prestazioni in Champions. Si misura con quello che fa quando non puoi sbagliare, quando il mondo intero guarda, quando la partita entra nei minuti decisivi e tu entri all’85’ e devi essere pronto.

Contro l’Egitto, l’assist. Contro la Svizzera, il gol. Contro l’Inghilterra, il gol che manda l’Argentina in finale.

Questo è il Toro. Il nostro Toro. E il 19 luglio, in finale contro la Spagna, lo sarà ancora.

Forza Lautaro. Forza Argentina. Forza Inter.

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Scritto da

Carlo Scavone

Interista integralista. Nerazzurro dal 1983. Co-Founder di Piazza Inter.

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