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Stones esce al 61′ contro l’Udinese con un risentimento muscolare: 3-4 settimane di stop. Spence non ha ancora giocato un minuto in nerazzurro, acquistato il 15 agosto, siamo al 18 settembre. Jones ha esordito al Bernabéu e contro il Napoli senza lasciare traccia. È presto per sentenze, ma le domande meritano risposta.
C’è un modo elegante per descrivere quello che sta succedendo con i tre acquisti inglesi di questa estate nerazzurra. E poi c’è quello onesto. Proviamo con quello onesto.
Stones ha giocato sessantuno minuti in nerazzurro prima di finire sull’erba con le mani sul volto. Spence è stato acquistato il 15 agosto, oggi siamo al 18 settembre, e non ha ancora indossato la maglia nerazzurra in una partita ufficiale, nemmeno per cinque minuti. Jones ha esordito al Bernabéu e contro il Napoli senza che nessuno avesse capito esattamente cosa stesse portando in campo.
Tre acquisti dall’Inghilterra. Tre storie già complicate prima ancora che ottobre sia cominciato. È presto per la parola bidone, lo diciamo subito, ma è tardissimo per far finta che non ci sia nulla di cui discutere.
Stones: il secondo infortunio alla coscia in meno di un anno
Partiamo dall’inglese più atteso, quello che doveva ridisegnare la difesa nerazzurra e portare l’esperienza delle grandi notti europee. John Stones si è fermato al 61′ della partita vinta contro l’Udinese per un risentimento muscolare ai flessori della coscia sinistra. Esami all’Istituto Humanitas di Rozzano, responso: 3-4 settimane di stop. Rientro previsto a ottobre, probabilmente contro il Parma.
Sessantuno minuti. L’esordio da titolare in nerazzurro, quello che aspettavamo dall’inizio di agosto, è durato poco più di un’ora. Il difensore ha lasciato il terreno di gioco sulle proprie gambe, ma una volta raggiunta la panchina il dolore si è fatto evidente: mani sul volto, palese sofferenza.
Fin qui, un infortunio può capitare. Il calcio è questo. Ma il contesto non è banale. Per il 32enne inglese si tratta del secondo problema alla coscia in meno di un anno, dopo quello che l’ha fermato da dicembre 2025 a febbraio 2026: stesso tipo di infortunio, stessa zona anatomica. Non è una coincidenza da ignorare. È un pattern. E i pattern tendono a ripetersi.
Venti trofei, sei Premier League, una Champions: il curriculum è reale e nessuno glielo toglie. Ma un difensore di 32 anni con una storia di infortuni muscolari ricorrenti alla coscia, arrivato a parametro zero, comincia a somigliare pericolosamente a quella categoria di giocatori che la Premier League esporta quando le squadre inglesi sanno già che il meglio è alle spalle.
Lo United, il City, il Liverpool cedono a parametro zero i giocatori che non riescono più a reggere i ritmi della Premier. L’Inter li prende pensando di fare l’affare. A volte è così. Altre volte ci si ritrova a contare le settimane di stop.
Spence: acquistato il 15 agosto, ancora fantasma il 18 settembre
La storia più surreale, però, è quella di Djed Spence. Tira e molla continui fino alla stretta di mano con il Tottenham, 35 milioni di euro complessivi, contratto fino al 2031. Il sostituto di Dumfries finalmente trovato, dopo le beffe di Palestra, Paz e Khalaili. L’annuncio, le visite mediche, le foto con la sciarpa nerazzurra.
Poi il nulla.
Spence è stato acquistato il 15 agosto 2026. Oggi, 18 settembre 2026, ha disputato zero minuti con la maglia dell’Inter. Zero. Non ha giocato contro il Monza, non ha giocato contro il Cagliari, non ha giocato contro il Napoli nella rimonta epica, non ha giocato in Champions al Bernabéu, non ha giocato contro l’Udinese. Cinque partite ufficiali, nemmeno un minuto.
La ragione è sempre la stessa: l’infortunio pregresso al termine del Mondiale, la preparazione atletica in ritardo, la prudenza dello staff medico. Spence è rientrato in gruppo venerdì 11 settembre, quasi un mese dopo la firma del contratto, ma non sarà convocato nemmeno per la Roma. L’esordio vero, quello competitivo, slitterà probabilmente a ottobre.
Un mese e mezzo di contratto, un mese e mezzo di assenza dal campo. L’esterno inglese che doveva risolvere il problema della fascia destra, la più grande lacuna strutturale dell’Inter dall’addio di Dumfries, non ha ancora toccato un pallone in una partita che conta.
Nel frattempo Diouf, improvvisato quinto di destra, fa quello che può e lo fa anche con una certa qualità, ma non è quello per cui l’Inter ha speso 35 milioni.
Cinque partite giocate senza Spence. La fascia destra che doveva coprire viene presidiata da un trequartista riadattato.
Jones: due apparizioni e ancora nessuna traccia
E poi c’è Curtis Jones. Il centrocampista del Liverpool, arrivato con la benedizione di Ausilio, “pallino mio da mesi”, ha finalmente esordito in Champions al Bernabéu e ha trovato qualche minuto anche contro il Napoli nella rimonta.
Il risultato? Difficile ricordare una sola giocata che abbia lasciato il segno. Senza contare che chi lo ha portato in nerazzurro, Piero Ausilio, non fa più parte dell’organigramma nerazzurro ed è stato lasciato andare senza nemmeno troppi drammi o commenti.
Non è stata una prestazione disastrosa. È stata una prestazione da giocatore che ancora non conosce i compagni, che ancora cerca la propria posizione in un sistema nuovo, che ancora non ha trovato la chimica con chi gli sta intorno. Qualche pallone toccato, qualche duello perso, qualche scelta sbagliata nel momento in cui la partita chiedeva lucidità.
Jones ha 25 anni, tempo per inserirsi e potenziale per diventare quello che Ausilio si aspetta. Ma in questo avvio di stagione il suo contributo è stato microscopico. E la domanda è legittima: in un centrocampo che già gira con Barella, Sucic e Zielinski, trovare spazio sarà tutt’altro che semplice.
Tre acquisti dalla Premier, per ora zero impatto
Mettendo insieme i tre pezzi, emerge un quadro che merita una riflessione seria.
Stones: infortuni muscolari ricorrenti, 32 anni, arrivato a parametro zero da un City che probabilmente sapeva già che la sua miglior stagione era alle spalle.
Spence: acquistato dopo un Mondiale estenuante, con un infortunio pregresso che nessuno aveva valutato abbastanza, a oltre un mese dal debutto ancora fermo.
Jones: giovane, di qualità, ma ancora lontanissimo dalla forma che lo aveva reso appetibile agli occhi di Ausilio.
La Premier League è un campionato straordinario, il più ricco e il più competitivo del mondo. Ma è anche il campionato che esporta meglio i propri problemi. Sa costruire il valore di un giocatore, sa valorizzare le storie di redenzione, sa far sembrare appetibili profili che in realtà nascondono qualche crepa. E noi, non per la prima volta, ci siamo fidati del brand England.
Non stiamo dicendo che siano stati tre errori. Stones, in condizioni fisiche ottimali, è ancora un giocatore di alto livello. Spence, quando si vedrà, ha tutto per diventare un ottimo sostituto di Dumfries. Jones ha qualità indiscutibili.
Ma l’avvio di stagione ci consegna tre giocatori che avrebbero dovuto contribuire subito e che invece, per motivi diversi, non hanno ancora dato nulla di concreto.
Diouf, il piano B che sta funzionando
C’è però un lato positivo in questa storia, e va riconosciuto. In assenza di Spence, Chivu ha inventato Diouf quinto di destra e la scommessa, almeno per ora, ha pagato.
Il francese, da oggetto misterioso, sta diventando un giocatore sul quale Chivu punta proprio a destra. Lo sta istruendo in merito e lui sta rispondendo al meglio.
Non era quello il piano. Non era Diouf il nome da scrivere sulla lavagna accanto a Bastoni, Stones, Akanji e Dimarco. Ma il calcio è anche questo: i piani B che funzionano meglio dei piani A. E Diouf, finora, sta tenendo.
Resta il fatto che, per una squadra che vuole vincere lo scudetto e fare strada in Champions, avere tre degli acquisti estivi praticamente fuori causa nelle prime settimane della stagione non è un dettaglio. È un problema. Che speriamo si risolva presto.
Forza Inter.
