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Jones, 54 minuti e fuori. Entra Sucic e cambia tutto: la domanda non è più se, ma quando

Sucic

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Roma-Inter 2-2. Jones titolare all’Olimpico, sostituito a metà ripresa con l’Inter ancora sotto di due gol e incapace di lasciare il segno. Entra Sucic al 54′ e in pochi minuti spizza il pallone che porta al 2-2 di Lautaro. Due partite da titolare, due prestazioni insufficienti, un 5.5 in pagella. La narrativa del “grande colpo” comincia a vacillare.

C’è un momento preciso in cui le promesse del mercato si scontrano con la realtà del campo. Per Curtis Jones quel momento è arrivato stasera all’Olimpico di Roma, al minuto 54, quando Cristian Chivu ha alzato il cartellino con il numero 21 e ha chiamato Petar Sucic dalla panchina. Jones si è alzato, ha salutato i compagni, si è seduto. E il giocatore che lo ha sostituito (quello che Jones aveva battuto nel ballottaggio della vigilia, quello che Chivu aveva preferito non schierare dall’inizio per dare fiducia all’inglese) in pochi minuti ha spizzato di testa il pallone che ha avviato l’azione del 2-2 di Lautaro. Il messaggio non poteva essere più netto. E la domanda che fino a ieri i tifosi si ponevano sottovoce ora è diventata ad alta voce: Curtis Jones è davvero il “vero colpo dell’estate” che ci avevano descritto?

Come è andata all’Olimpico

Ricostruiamo. L’Inter arriva all’Olimpico con Jones titolare, preferito a Sucic dopo le indicazioni del Corriere dello Sport che lo davano in vantaggio “per come è entrato contro l’Udinese e per come ha giocato contro il Real Madrid”. Chivu si fida, schiera l’inglese mezzala sinistra nel 3-5-2, con Barella e Zielinski a completare il trio.

La Roma passa in vantaggio dopo appena 5 minuti con Koné, su invenzione di Dybala e sponda di Molina. Poi ancora Koné al 38′: doppietta, 2-0, Olimpico in delirio. Primo tempo da dimenticare per tutti, Jones incluso. L’inglese non riesce a essere incisivo, non trova le combinazioni giuste con Barella, perde i duelli fisici con la mediana romanista guidata da un Koné in serata di grazia.

Il cambio al 54′ e quello che è successo dopo

Nella ripresa Lautaro accorcia subito sfruttando un errore di Mancini: 1-2, partita riaperta. Ed è lì che Chivu decide. Al 54′, con l’Inter ancora sotto e in cerca di qualità per ribaltare la gara, toglie Jones e mette Sucic. Toglie anche Dimarco per Carlos Augusto, però rientrante da un infortunio e che come sempre ha regalato grande calcio, come quell’assist perfetto per Lautaro che ha sprecato a porta sguarnita.

Quello che succede nei minuti successivi è la fotografia perfetta di questa storia. L’Inter prende in mano il ritmo, aumenta la pressione. E al momento del pareggio mischia in area, Akanji che non riesce a intervenire, cross, Bisseck che tocca per Lautaro che in girata batte Svilar. Il primo tocco dell’azione è di Sucic, che spizza di testa e innesca il tutto. Non un gol, non un assist diretto. Ma la giocata che cambia l’inerzia. Quella che Jones, nei 54 minuti precedenti, non aveva trovato.

Le pagelle delle quattro apparizioni

Chiamiamola con il suo nome: la prestazione di Jones stasera è stata insufficiente. Le pagelle lo dicono chiaramente: 5.5, sostituito al 54′. Sucic che lo sostituisce prende 6, mezzo voto in più, con meno di metà gara giocata.

Ma il problema non è il singolo numero. È il pattern. Al Bernabéu in Champions, Jones ha giocato senza lasciare il segno. Contro il Napoli nella rimonta epica, scampoli da dimenticare. Contro l’Udinese, l’ingresso a gara in corso che aveva convinto Chivu a schierarlo titolare a Roma. E stasera, 54 minuti di anonimato prima di essere richiamato in panchina mentre la partita stava per essere decisa.

Quattro apparizioni, quattro prestazioni che oscillano tra l’anonima e l’insufficiente. Non è una stagione, non è un giudizio definitivo. Ma è già abbastanza per sollevare la domanda che Chivu si dovrà porre prima o poi: se Sucic, il giocatore che Jones ha battuto nel ballottaggio di questa settimana, ogni volta che entra sembra fare meglio di lui, perché continuare a preferire l’inglese?

Jones titolare per 54 minuti, poi fuori. Entra Sucic e spizza il pallone del 2-2. A volte il campo risponde alle domande senza aspettare che qualcuno le faccia.

Il paradosso del giocatore voluto da Chivu

C’è qualcosa di paradossale in questa storia che vale la pena nominare. Il Corriere dello Sport lo aveva descritto come “il vero colpo dell’ultima sessione di mercato, invocato a gran voce nelle segrete stanze dell’allenatore rumeno”. Chivu lo ha voluto per mesi, ha preferito lui a Manu Koné, ha convinto Oaktree a fare lo sforzo economico per prenderlo dal Liverpool.

Un giocatore così fortemente voluto dall’allenatore di solito si vede in campo. Si vede nelle scelte, negli automatismi, nella fiducia che il tecnico gli trasmette con i minuti e con la continuità.

Jones invece ha giocato una partita intera soltanto in Champions, quella contro il Real Madrid, dove la prestazione è stata opaca ma tollerabile per chi doveva ancora ambientarsi. In campionato è entrato dalla panchina, è rientrato dalla panchina, ha giocato stasera il suo primo vero match da titolare in Serie A e ne è uscito al 54′ con la squadra ancora sotto. Non è la narrativa che ci aspettavamo.

Cosa dice l’altra campana

Diciamolo anche questa volta, perché l’onestà intellettuale è più importante dell’effetto editoriale. Jones ha 25 anni, è arrivato a fine agosto da un sistema completamente diverso, il calcio italiano richiede tempi di adattamento che non si accorciano con la buona volontà. Sucic aveva Chivu come allenatore in prima squadra già dall’anno scorso, conosce ogni automatismo, ogni segnale, ogni variazione tattica del sistema nerazzurro. Non è un confronto alla pari, almeno non ancora.

Calhanoglu, quando tornerà, libererà a Jones il ruolo di mezzala che gli è più congeniale nel sistema. La concorrenza si assesterà, gli automatismi si costruiranno, il giocatore troverà la sua dimensione.

Tutto vero. Ma ieri sera, all’Olimpico, mentre Sucic spizzava quel pallone e l’Inter trovava il 2-2, la domanda era inevitabile. E la risposta del campo era scomoda.

Chivu ha qualcosa su cui riflettere durante la sosta.

Forza Inter.

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Scritto da

Carlo Scavone

Interista integralista. Nerazzurro dal 1983. Co-Founder di Piazza Inter.

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