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Chivu ha detto una frase che pesa più del derby

Cristian Chivu in panchina
Prossima partita
Feyenoord – Inter
Champions League, 4ª giornata · Martedì 3 novembre 2026, ore 21:00 (ora italiana)
⏱ Mancano 1 giorno e 4 ore
In TV: Sky
Forma Inter: PVVVV

Il derby perso 3-1 fa male, ma non è la sconfitta a preoccuparmi. Mi preoccupa una frase. Dopo la partita Cristian Chivu ha detto che l’Inter deve ritrovare quella cattiveria che l’anno scorso aveva un po’ di più. Poi ha aggiunto che a volte la squadra si specchia nel passato e in quello che ha costruito.

Detta dall’allenatore dei campioni d’Italia, dopo dieci giornate, è una frase che pesa più del risultato.

Il derby non basta come prova ed è proprio questo il punto

Partiamo dai fatti. Contro il Milan l’Inter era senza Lautaro. Bonny era reduce da una notte di influenza e Pio Esposito aveva la febbre. Chivu ha dovuto inventarsi una squadra con una sola punta. Chi vuole assolvere i giocatori ha già l’alibi pronto.

Però tre giorni prima, a Venezia, gli attaccanti c’erano. L’Inter ha giocato contro l’ultima in classifica e ha rischiato di andare sotto. Due gol del Venezia sono stati annullati per fuorigioco. Alla fine ha vinto 2-0 grazie a due autogol negli ultimi dieci minuti. Il derby ha confermato un problema che si vedeva già. L’influenza di Bonny non c’entra.

Lo scudetto in Italia si perde l’anno dopo

C’è una regola che la Serie A ci ricorda da qualche stagione. Dalla fine del ciclo della Juventus nessuno è riuscito a vincere due scudetti di fila.

Il Napoli di Spalletti vinse nel 2023 con una stagione da record e l’anno dopo finì decimo. Noi abbiamo vinto la seconda stella nel 2024 e l’anno dopo abbiamo lasciato lo scudetto al Napoli di Conte per un punto. Il Napoli di Conte, a sua volta, non si è confermato: la scorsa stagione lo scudetto lo abbiamo ripreso noi e loro sono arrivati secondi a undici punti.

Il rischio è perdere per demerito nostro

È questo che temo. La Lazio di Gattuso sta volando: oggi ha battuto il Cagliari e ora ha tre punti più di noi. Dietro ci sono la Roma, il Como e il Milan. Va bene, gli avversari ci sono. Ma questa Inter, se perde il campionato, potrebbe perderlo non perché qualcuno è stato più forte. Lo perderà perché ha pensato che bastasse presentarsi.

Parliamo di professionisti dell’Inter, gente che non dovrebbe abituarsi né alla vittoria né alla sconfitta. Ogni trofeo dovrebbe essere carburante per il successivo. Nel calcio di alto livello l’idea stessa di doversi “stimolare a riconfermarsi” dovrebbe suonare strana.

La Champions è un conto ancora aperto

Se proprio servisse una motivazione, ce n’è una enorme. L’anno scorso l’Inter è uscita ai playoff di Champions contro il Bodø/Glimt, perdendo sia all’andata sia a San Siro. Per un club che nel 2025 giocava la finale, è stata un’umiliazione. Arrivare almeno agli ottavi è l’obiettivo minimo e sarebbe giusto puntare più in alto. Martedì c’è Rotterdam. Il Feyenoord non è una trasferta in cui si va a cercare la cattiveria: bisogna averla già addosso.

Non voglio crederci

La classifica, per fortuna, ci dà ancora ragione a sperare. Siamo a tre punti dalla vetta, è inizio novembre e il campionato è lungo. Nulla è compromesso.

Ma non voglio credere che giocatori come Barella, Dimarco e Calhanoglu, che hanno vinto scudetto e Coppa Italia la scorsa stagione e tanto altro negli anni precedenti, abbiano perso lo stimolo di riconfermarsi. L’Inter non è un punto di arrivo. Indossare questa maglia significa pensare a vincere ogni partita, ogni anno, senza guardarsi indietro.

Chivu ha detto che il responsabile è lui. È un bel gesto. Ma la cattiveria non si trasmette da una conferenza stampa. Deve averla chi va in campo. E se martedì a Rotterdam non la vedremo, allora la frase di sabato sera non sarà stata un allarme ma una diagnosi.

Scritto da

Walter Giannò

Giornalista, interista da sempre. Co-fondatore e direttore di Piazza Inter, la testata digitale dei tifosi nerazzurri. Perché raccontare l'Inter non è un lavoro. È una vocazione.

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