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Arbitropoli si sgonfia: chi pagherà il danno d’immagine subito dall’Inter?

Arbitropoli

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Tanto rumore per nulla e un enorme danno d’immagine che nessuno pagherà, come al solito in Italia. Dopo mesi di intercettazioni, interrogatori, testimonianze, titoloni di giornale e un’ondata di fango che si è abbattuta sull’Inter con la violenza di chi aspettava l’occasione, lo scenario più probabile per l’inchiesta sulle presunte designazioni arbitrali pilotate è uno solo: archiviazione. La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola con l’aggiunto Paolo Ielo, punta a chiudere tutto entro fine luglio. Senza rinvii a giudizio. Senza condanne. Senza la Calciopoli 2.0 che qualcuno aveva già scritto sui giornali prima ancora che le prove esistessero.

Ripercorriamo tutto dall’inizio. Perché questa storia merita di essere raccontata per intero, non solo nel momento in cui si sgonfia.

Le origini: le “bussate” alla porta del VAR

Tutto nasce dal filone delle cosiddette “bussate”: l’ipotesi, emersa nel corso del 2025, che alcuni arbitri o componenti del sistema arbitrale bussassero alla porta della Sala VAR di Lissone per influenzare le decisioni dei colleghi al monitor. Un’accusa grave, che evocava scenari da film noir sul calcio italiano.

Le indagini vengono affidate al PM Maurizio Ascione, che avvia un lavoro certosino fatto di intercettazioni telefoniche, accertamenti sui bilanci e audizioni di testimoni. L’indagato principale è Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale. Nel mirino finiscono cinque persone del mondo arbitrale. Nessun dirigente di club tra gli indagati, ma l’Inter viene citata ripetutamente come beneficiaria delle presunte interferenze.

24 aprile 2026: Rocchi si dimette

Il 24 aprile 2026 è la data che segna il punto di non ritorno. Rocchi riceve un avviso di garanzia e, lo stesso giorno, presenta le proprie dimissioni da designatore arbitrale. Una mossa che alimenta il sospetto: chi si dimette subito, molti pensano, ha qualcosa da nascondere.

Ma le dimissioni possono avere molte letture. Rocchi sceglierà la strada del silenzio per settimane, non presentandosi davanti ai pubblici ministeri. Una scelta legittima, ma che viene interpretata come conferma implicita di responsabilità da chi aveva già scritto la sua condanna.

Le partite sotto inchiesta: quattro gare, un’accusa difficile da provare

Nel corso dell’indagine la Procura allarga progressivamente il campo. Le partite finite sotto la lente degli investigatori diventano quattro.

La prima è il derby di Coppa Italia tra Inter e Milan, semifinale, in cui l’Inter avrebbe cercato di influenzare la scelta del direttore di gara. La seconda è Bologna-Inter della stagione 2024/25. La terza è Inter-Verona del 3 maggio 2025: in quell’occasione Rocchi avrebbe scelto Gianluca Manganiello come fischietto, evitando Simone Sozza, ritenuto poco gradito dalla società nerazzurra.

La quarta – la più recente e quella inserita per ultima nel fascicolo – è Torino-Inter del 26 aprile 2026. Secondo l’ipotesi investigativa, Maurizio Mariani sarebbe stato designato dopo un confronto con un esponente del mondo arbitrale che avrebbe riportato le valutazioni negative dell’Inter su un altro direttore di gara. Mariani era già stato al centro delle polemiche dopo Napoli-Inter dell’ottobre 2025, match nel quale aveva assegnato un rigore agli azzurri per il contestato contatto tra Mkhitaryan e Di Lorenzo.

L’accusa, in tutti e quattro i casi, ipotizza la frode sportiva in concorso con esponenti della società nerazzurra. Ma il problema è uno solo, e non è secondario: per dimostrare la frode sportiva bisogna provare la volontà di alterare i risultati calcistici. E i risultati sul campo, nelle partite incriminate, non sostengono questa tesi. Inter-Verona del 3 maggio 2025, arbitrata da Manganiello? L’Inter non vinse nemmeno quella partita.

“Se è vero che l’ex designatore avrebbe recepito la volontà dell’Inter di avere arbitri graditi e di non avere quelli sgraditi, i risultati sul campo smentiscono nettamente questa impostazione”. — Secolo d’Italia, maggio 2026.

Le audizioni: Schenone, Zazzaroni, e infine Rocchi

Nel corso dell’indagine vengono ascoltati due testimoni chiave. Il primo è Giorgio Schenone, l’addetto agli arbitri dell’Inter, il funzionario nerazzurro che aveva il compito di interfacciarsi con il mondo arbitrale. Il secondo è Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, la cui audizione aveva fatto rumore quando era trapelata. Entrambe le audizioni, secondo quanto emerge dagli ambienti investigativi, non avrebbero portato a sviluppi particolari.

Poi è il turno di Rocchi. L’ex designatore, dopo settimane di silenzio, sceglie di presentarsi in Procura. L’audizione avviene in gran segreto, accompagnato dai suoi legali D’Avirro e Bana, e dura oltre quattro ore. Secondo il suo avvocato, Rocchi avrebbe risposto a tutte le domande con tranquillità e chiarezza. Un segnale che, unito all’assenza di intercettazioni dirette con dirigenti dell’Inter, sposta ulteriormente il quadro verso l’archiviazione.

È qui che l’inchiesta rivela il suo tallone d’Achille. Non ci sono intercettazioni dirette tra i dirigenti dell’Inter e Rocchi. I telefoni dei protagonisti non furono sequestrati in tempo. L’indagine si è basata su intercettazioni indirette, su confronti tra funzionari arbitrali, su quella che sembra essere più una lotta intestina all’interno della componente arbitrale che un sistema di corruzione organizzato tra club e designatore.

Il presunto condizionamento sarebbe avvenuto attraverso i dirigenti AIA addetti a coordinare il rapporto tra designatore e società, con il compito di filtrare i malumori, ma entro certi limiti. La domanda a cui i PM Ascione e Ielo devono rispondere è se quei limiti siano stati superati. Al momento, la risposta sembra essere no.

Luglio 2026: verso l’archiviazione. Il filone VAR passa a Monza

La situazione a luglio è questa. Il filone delle “bussate” alla Sala VAR di Lissone viene separato dal resto e trasferito per competenza territoriale alla Procura di Monza, che dovrà valutarlo autonomamente. Il filone principale, quello sulle presunte designazioni pilotate in favore dell’Inter, si avvia verso la richiesta di archiviazione a Milano.

La chiusura delle indagini è prevista entro fine luglio. Il PM Ascione lascerà la Procura di Milano dal 16 luglio per trasferirsi a Roma, e la decisione finale verrà presa insieme al suo successore Ielo. L’archiviazione è ritenuta la soluzione più probabile, se non addirittura l’unica conclusione possibile.

Non ci saranno nuovi indagati. Non ci saranno audizioni di dirigenti del club. Non ci sarà la Calciopoli 2.0, anche perché Calciopoli ha smantellato una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva sistematica.

Rimane la Procura FIGC, che è alla finestra e potrebbe aprire un procedimento sportivo autonomo rispetto alle conclusioni della giustizia ordinaria. Ma anche qui, senza prove concrete di alterazione dei risultati, il percorso è in salita.

Rimane il danno d’immagine subito dall’Inter in questi mesi: titoli di giornale, accuse social, il solito circo mediatico che si alimenta di indiscrezioni e soffia sul fuoco prima ancora che le indagini abbiano un esito. Un danno che nessuna archiviazione potrà mai risarcire completamente.

E rimane una domanda per il futuro: come mai ogni volta che l’Inter vince, qualcuno trova il modo di mettere in discussione la regolarità della sua stagione? Lo scudetto del 2021, vinto con Conte, fu accompagnato da polemiche arbitrali. Il Triplete del 2010 ancora oggi viene sussurrato con qualche sopracciglio alzato da chi non vuole accettare che fosse semplicemente la squadra più forte. Il Double del 2025/26 ha prodotto questa inchiesta. Con un ennesimo nulla di fatto e nessun luogo a procedere.

Saremo qui, come sempre, a difendere la verità dei fatti. Non per partito preso. Per rispetto di chi lavora ogni giorno per vincere sul campo, a differenza di tanti altri, sempre con l’onestà intellettuale che ci contraddistingue.

Forza Inter.

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Scritto da

Carlo Scavone

Interista integralista. Nerazzurro dal 1983. Co-Founder di Piazza Inter.

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