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L’inchiesta milanese sul cosiddetto sistema arbitrale e sulle presunte pressioni per le designazioni si sta rapidamente sgonfiando, avviandosi verso una più che logica e probabile richiesta di archiviazione.
Il dato più eclatante che svuota di peso l’intera vicenda è l’assoluta mancanza di dirigenti o esponenti dell’Inter nel registro degli indagati, poiché non sono stati identificati con indizi circostanziati. Anche l’ex presidente della Figc Gabriele Gravina, citato per presunti “rapporti preferenziali” che avrebbero influenzato le scelte dell’ex designatore Gianluca Rocchi, non risulta indagato.
Le prove di queste ipotetiche interferenze deriverebbero esclusivamente in modo indiretto da intercettazioni in cui Gianluca Rocchi parlava con terze persone, e non con rappresentanti del club nerazzurro. Significativo è anche il fatto che gli inquirenti non abbiano ritenuto necessario effettuare alcuna perquisizione o sequestro di telefoni.
A sfumare i contorni della frode sportiva contribuiscono le stesse motivazioni alla base delle presunte “pressioni”. In alcuni casi, il mancato gradimento verso determinati fischietti era dettato dal semplice fatto che avrebbero portato “sfortuna“: una banale scaramanzia da campo che mal si concilia con l’ipotesi di un sistema criminale.
Inoltre, su una delle partite finite sotto la lente d’ingrandimento (Torino-Inter dell’aprile scorso), gli stessi inquirenti stanno valutando il reale peso della presunta interferenza, considerando che i nerazzurri erano già ampiamente in vantaggio in campionato.
Senza prove di una reale alterazione del corretto svolgimento della competizione, la Procura di Milano andrà inevitabilmente verso la richiesta di archiviazione.
Anche un eventuale passaggio delle carte alla giustizia sportiva non deve allarmare. Come fa notare l’avvocato Michele La Francesca, l’assenza di soggetti identificati all’interno della società rende difficilissimo dimostrare un effettivo collegamento tra le condotte contestate e l’ambiente societario.
Il solo vantaggio sportivo non basta a fondare una responsabilità per il club e l’ipotesi di una retrocessione, solitamente legata a illeciti commessi dai vertici diretti, “non appare plausibile”. Manca, insomma, il tassello centrale del quadro investigativo o se volete la pistola fumante: il riscontro diretto tra la vicenda Rocchi e la società.
