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Juventus ancora sotto sanzione UEFA: da Calciopoli alle plusvalenze, la storia continua a ripetersi

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C’è una domanda che ogni appassionato di calcio italiano dovrebbe porsi, almeno una volta. Se un club qualunque, poniamo una piccola provinciale con un budget limitato, avesse accumulato nel corso degli anni illeciti sportivi, manipolazioni contabili, violazioni finanziarie e una condanna in sede penale, sarebbe ancora lì a giocare in Serie A? La risposta, ovviamente, la conoscete.

Ma poiché il club in questione si chiama Juventus FC, la risposta storica è sempre stata: sì. Con qualche multa, qualche patteggiamento, qualche titolo revocato e poi rimesso al suo posto, e la solita narrativa del “club più titolato d’Italia”. Andiamo avanti.

Il 30 giugno 2026, mentre l’Inter salutava quattro pilastri con dignità e l’estate del calciomercato cominciava ad accendersi, la Prima Camera del Club Financial Control Body dell’UEFA comunicava ufficialmente che la Juventus aveva violato la Football Earnings Rule nel triennio 2022/23-2024/25, superando il deficit aggregato massimo consentito di 60 milioni di euro. Risultato: settlement agreement triennale, multa immediata di 6 milioni di euro e una spada di Damocle da altri 14 milioni condizionata al rispetto degli obiettivi finanziari nei prossimi tre anni. In caso contrario, si va fino a restrizioni sul mercato UEFA e, nello scenario peggiore, all’esclusione dalle competizioni europee.

L’ultima di una lunga, lunghissima serie.

2006: Calciopoli

Cominciamo dall’inizio. O meglio, da uno degli inizi. Il 2006 è l’anno di Calciopoli: l’inchiesta giudiziaria che porta alla luce le telefonate tra il direttore generale bianconero Luciano Moggi e i designatori arbitrali. La Juventus viene retrocessa in Serie B, perde i titoli del 2005 e del 2006 e riparte dalla cadetteria. Retrocessione meritata, direbbero i più. Il punto, però, è che quella non era l’anomalia. Era il sistema. Gli atti processuali dimostreranno nel tempo che Moggi costruì per anni una rete di influenze sul mondo arbitrale che garantiva vantaggi sistematici ai bianconeri. Non un episodio. Un metodo.

2012-2019: il periodo delle plusvalenze fittizie

Anni dopo, mentre la Juventus tornava al vertice dominando la Serie A con nove scudetti consecutivi, i conti del club iniziavano a non tornare. Nel 2021 la Procura di Torino apre un’indagine sulle presunte plusvalenze fittizie: scambi di giocatori gonfiati artificialmente per far quadrare i bilanci. Nel 2023 la Corte d’Appello Federale della FIGC condanna la Juventus a 15 punti di penalizzazione in Serie A, ridotti poi a 10 dal Collegio di Garanzia del CONI. Nel frattempo, il Consiglio di Amministrazione guidato da Andrea Agnelli si dimette in blocco. John Elkann entra in scena. Si parla di “nuovo corso”.

La violazione attuale riguarda il mancato rispetto del principio di rapporto tra ricavi e costo squadra nelle ultime tre stagioni. Non è una sorpresa. È la naturale continuazione di anni di gestione finanziaria al limite.

Il patteggiamento con la Procura di Torino

Nel 2023, parallelamente alle vicende sportive, la Juventus patteggia con la Procura di Torino: 718mila euro per chiudere il procedimento penale sulle plusvalenze. Una cifra risibile per un club di quella dimensione, ma un patteggiamento resta comunque la scelta di chiudere un procedimento senza affrontare il dibattimento processuale. La Juventus ha scelto di non arrivarci.

2026: il Fair Play Finanziario UEFA

La Juventus non ha rispettato la Football Earnings Rule, che prevede un deficit aggregato massimo di 60 milioni di euro sui tre esercizi precedenti a quello del monitoraggio. La decisione è stata annunciata dalla Prima Camera del Club Financial Control Body, al termine della valutazione sulle società partecipanti alle competizioni europee nella stagione 2025/26.

I bianconeri dovranno pagare una sanzione pari a 6 milioni di euro, che potrebbero diventare 20 in caso di mancato rispetto delle regole. Il percorso concordato impone al club di rientrare nei parametri entro la stagione 2028/29, con monitoraggio annuale. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, le misure possono arrivare fino all’esclusione dalla successiva competizione UEFA per cui il club si qualificherà.

La Juventus, nel comunicato ufficiale, stima “di poter rispettare con adeguato margine” i parametri. Gli stessi che non ha rispettato per tre anni consecutivi.

Il confronto con l’Inter è impietoso sotto tutti gli aspetti. Quindi perché una certa stampa continua, ottenebrata, a provarci?

Mentre la Juventus entra per la terza volta in dieci anni in un regime sanzionatorio, sportivo, penale o finanziario, l’Inter di Oaktree costruisce un progetto di sostenibilità che ha prodotto, nella stagione 2025/26, uno scudetto e una Coppa Italia. Con parametri economici rispettati. Con un monte ingaggi sotto controllo. Con cessioni programmate e acquisti mirati.

Con Ausilio che a Rimini dice candidamente: “Non possiamo competere economicamente con la Premier, dobbiamo essere più intelligenti.”

L’intelligenza, appunto. Non come virtù morale ma come scelta strategica. L’Inter ha imparato, a caro prezzo, negli anni Zhang, che i conti che non tornano prima o poi presentano il conto. La Juventus sembra non averlo ancora capito del tutto.

Il vero problema: la recidività

Il nodo centrale non è la singola violazione del Fair Play Finanziario. Il vero tema è la recidività.

Un eventuale fallimento dei target stagionali intermedi comporterebbe sanzioni ben più severe, che spaziano dal blocco del mercato continentale fino, nelle situazioni più gravi, all’esclusione dalla successiva competizione europea.

Ma chi ci scommette davvero che la Juventus rispetterà ogni obiettivo intermedio nei prossimi tre anni?

Il club – carta canta – che ha manipolato i designatori arbitrali, gonfiato le plusvalenze, patteggiato con la Procura penale e ora violato il Fair Play Finanziario UEFA non è una vittima sfortunata della complessità burocratica europea.

È un’organizzazione che ha trovato il modo di aggirare le regole, riuscendo poi quasi sempre a uscirne con sanzioni ridotte rispetto alla gravità dei fatti.

Il calcio italiano meriterebbe di più. I tifosi italiani, anche quelli bianconeri, meriterebbero un club che vince sul campo, con i propri mezzi, rispettando le regole. Non uno che vince e poi viene puntualmente punito per come lo ha fatto.

Noi di Piazzainter.it siamo una testata nerazzurra. Non siamo neutrali su questo. Ma i fatti che abbiamo riportato non sono opinioni: sono sentenze, patteggiamenti, comunicati UEFA e atti processuali. Fatene quello che volete.

Forza Inter. Sempre e solo con le nostre forze.

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Scritto da

Carlo Scavone

Interista integralista. Nerazzurro dal 1983. Co-Founder di Piazza Inter.

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