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Da martedì 7 luglio, la Guardia di Finanza ha bussato alle porte della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro srl a Roma. Tre perquisizioni, un’indagine, due indagati: Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli e legale rappresentante della holding di famiglia, e il figlio Luigi, amministratore unico del Bari. Le ipotesi di reato sono pesanti: false comunicazioni sociali, bancarotta fraudolenta patrimoniale, bancarotta fraudolenta impropria da reato societario. Non è un episodio. È un sistema.
Prima di tutto, la precisazione doverosa: siamo nella fase delle indagini preliminari. Non ci sono misure cautelari, non ci sono condanne, non ci sono processi. Padre e figlio De Laurentiis sono indagati, il che significa che la Procura di Bari sta raccogliendo elementi per valutare se procedere o meno. La presunzione di innocenza vale per tutti, anche per i presidenti di club calcistici. Detto questo, i fatti descritti negli atti investigativi meritano di essere raccontati con precisione.
Al cuore dell’indagine c’è un’operazione di mercato apparentemente ordinaria. Luglio 2023: il Napoli acquista il portiere Elia Caprile dal Bari per 2,2 milioni di euro. Fine della storia? No, inizio dell’indagine.
Il punto critico è uno solo, ma vale tutto: venditore e acquirente erano due società riconducibili alla stessa proprietà. Il Bari era controllato dalla Filmauro. Anche il Napoli faceva capo alla Filmauro. Luigi De Laurentiis guidava la società pugliese, mentre Aurelio De Laurentiis era presidente del Napoli e legale rappresentante della holding di famiglia.
In altre parole: la famiglia De Laurentiis ha venduto un giocatore a se stessa. A 2,2 milioni. Nel giro di due anni il Napoli ha realizzato una plusvalenza di circa 7 milioni di euro. Il Bari, che aveva ceduto Caprile, non ha visto un centesimo di quella plusvalenza. E intanto accumulava “rossi” tra il 2019 e il 2025 che avrebbero raggiunto la cifra di circa 30 milioni di euro, accompagnati da un pesante indebitamento, a cui la proprietà non avrebbe contrapposto un piano concreto e solido per risanare i conti.
La Procura di Bari vuole capire se la cessione di Caprile abbia impoverito il Bari a vantaggio del Napoli. Se, cioè, la famiglia abbia usato il club pugliese come bancomat per finanziare quello campano.
Le ipotesi di reato riguardano, a vario titolo, bancarotta fraudolenta patrimoniale, bancarotta fraudolenta impropria da reato societario, bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose e false comunicazioni sociali.
Sulla voce delle false comunicazioni sociali, il meccanismo contestato è preciso: nel bilancio di esercizio del 2024 della SSC Bari non sarebbero evidenziati i criteri adottati per la determinazione del corrispettivo e la valutazione del potenziale valore futuro del calciatore. In parole semplici: il bilancio del Bari non avrebbe detto la verità su come e perché Caprile fu venduto a quel prezzo.
Gli investigatori stanno cercando di stabilire se la cessione sia stata conclusa salvaguardando gli interessi economici del Bari oppure se abbia prodotto un vantaggio per il Napoli a danno della società pugliese.
Quello che rende questa vicenda ancora più significativa è il suo inserimento in un quadro più ampio. Per il patron del Napoli non è il primo problema con la giustizia legato alla compravendita di calciatori. Aurelio De Laurentiis nel novembre 2025 è stato rinviato a giudizio dal Gup di Roma per l’accusa di falso in bilancio in un procedimento che riguarda presunte plusvalenze fittizie legate agli acquisti dei calciatori Victor Osimhen dal Lille nell’estate del 2020 e Kostas Manolas dalla Roma nell’estate del 2019.
Due procedimenti penali in corso. Due ipotesi di manipolazione contabile su operazioni di mercato. Una costante: le cifre nei bilanci che non rifletterebbero la realtà delle operazioni.
Sul fronte sportivo, la Procura ha chiesto il fallimento del Bari, dopo la retrocessione della squadra in Serie C, sancita il 22 maggio scorso con la partita di ritorno dei playout per la salvezza. Il Bari è già retrocesso, già in crisi, già insolvente. L’indagine arriva a confermare quello che i bilanci già raccontavano da anni.
Per il Napoli il discorso è diverso, ma non privo di rischi. La FIGC aveva dato una deroga fino al 2027 alle doppie proprietà. Se l’indagine dovesse portare a un processo e a una condanna, le conseguenze in sede sportiva potrebbero essere significative.
C’è un filo rosso che unisce questa vicenda a quelle degli ultimi anni nel calcio italiano. Plusvalenze fittizie, bilanci opachi, operazioni tra società correlate: strumenti usati per far quadrare i conti senza fare i conti con la realtà. La Juventus li ha usati e ha pagato, con una penalizzazione e un patteggiamento penale. Ora è il turno della famiglia De Laurentiis.
Non è un caso isolato. È lo specchio di un sistema in cui il confine tra creatività contabile e illecito penale è stato attraversato troppe volte, da troppi club, per troppi anni. La giustizia ordinaria – più lenta di quella sportiva, ma anche più definitiva – sta raccogliendo i cocci di quegli anni.
Il Bari è già in Serie C e potrebbe non esistere più come club professionistico nel giro di pochi mesi. Il Napoli naviga in acque più sicure, con Allegri appena nominato allenatore e una stagione da centenario da celebrare. Ma l’ombra delle indagini si allunga su entrambe le sponde.
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