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Accordo con il Tottenham vicino ai 40 milioni, distanza sull’ingaggio ridotta a 500 mila euro, Oaktree ha detto sì all’eccezione. Entro questa settimana l’Inter potrebbe ufficializzare il secondo grande difensore dell’estate dopo Stones. Il club non sta costruendo una retroguardia: sta costruendo un’accademia del difendere.
C’è un momento preciso in cui un mercato smette di essere buono e diventa straordinario. Per l’Inter di quest’estate, quel momento potrebbe arrivare entro pochi giorni con la firma di Cristian “Cuti” Romero. Capitano del Tottenham. Campione del mondo con l’Argentina nel 2022. Difensore tra i più forti del pianeta nell’ultimo quinquennio. Uno che alla parola “marcatura” risponde con il corpo, con il temperamento, con quella ferocia agonistica che i difensori educati non avranno mai.
Dopo Stones, esperienza, eleganza, Champions League, arriva il contraltare perfetto: grinta, intensità, il tipo di difensore che preferisce prendere a sportellate l’attaccante piuttosto che aspettarlo sul bordo dell’area. La difesa dell’Inter 2026/27 non è più un reparto. È un programma televisivo sulla difesa applicata.
Il quadro è chiaro e in rapida evoluzione. La Gazzetta dello Sport conferma che l’accordo tra Inter e Tottenham è stato trovato intorno ai 40 milioni di euro, cifra che gli Spurs hanno accettato abbassando la richiesta iniziale di 50 milioni. Tra Inter e Tottenham si può chiudere intorno ai 40 milioni di euro, nonostante la richiesta degli Spurs di ritoccare leggermente l’offerta.
Sul fronte dell’ingaggio, la distanza è diventata quasi simbolica. Tra i campioni d’Italia e il centrale argentino il divario è molto più ridotto di quanto si pensasse: al momento ballano 500 mila euro. Romero, a Londra, percepisce uno stipendio da 5,5 milioni di sterline più 500 mila di bonus.
Mezzo milione di differenza. In un’operazione da 40 milioni di cartellino. Se ci fosse un indizio più chiaro della volontà di chiudere, non sapremmo quale potrebbe essere.
Secondo quanto riferito da fonti diverse, comprese alcune nostre fonti dirette e certe, la situazione si sarebbe ulteriormente evoluta nelle ultime ore. L’Inter avrebbe compiuto importanti passi avanti sia sul fronte dell’ingaggio del difensore argentino sia su quello delle commissioni, avvicinandosi sensibilmente a un’intesa complessiva con il giocatore e il suo entourage.
Il Barcellona, che qualcuno aveva inserito nella storia come pretendente alternativo? Come riportato da Fabrizio Romano, che ha chiuso il capitolo senza mezzi termini, Romero non aspetta nessun club, perché in questo momento non ha alcun patto con il Barcellona. L’Inter conosce da più di una settimana queste condizioni e deve decidere se vuole procedere su Romero e chiudere l’operazione.
E la cosa più importante di tutte: a sostenere Marotta e Ausilio c’è anche Oaktree. Nel senso che la proprietà ha dato il via libera all’eccezione rispetto ai parametri standard.
Oaktree deroga ai suoi stessi parametri. Qualcosa vorrà pur dire e, considerando che anche Pupi Zanetti ha piena fiducia nel suo connazionale, si andrà verso una risoluzione quanto prima della trattativa.
Ma andiamo a vedere, per i meno informati, chi è questo grande e carismatico calciatore.
Cristian Romero è nato a Córdoba il 27 aprile 1998. Ha 28 anni, è nel pieno assoluto della sua carriera e ha già vissuto abbastanza calcio per tre vite.
Conosce bene la Serie A: ha vestito le maglie di Genoa, Juventus e Atalanta prima di approdare al Tottenham nel 2021 per 55 milioni di euro. A Bergamo, sotto Gasperini, ha fatto capire al mondo intero di cosa fosse capace: difesa alta, pressing, duelli aerei, recuperi impossibili, con quella fisicità da lottatore che, mescolata alla tecnica sopraffina, lo rende un difensore unico nel suo genere.
In Premier League ha confermato e amplificato tutto. Capitano del Tottenham negli ultimi tre anni, punto di riferimento della Nazionale argentina, con cui ha vinto la Copa América 2021 e il Mondiale in Qatar 2022, e uno dei difensori più seguiti e desiderati d’Europa. Non c’è un solo scout di un top club che non abbia Romero nei propri report come profilo ideale.
Il Mondiale 2026 ha aggiunto un altro capitolo. Pur vivendo la delusione della finale persa contro la Spagna, nella quale Lautaro è rimasto in panchina per tutta la partita, come ricordiamo benissimo, Romero ha disputato un torneo di altissimo livello, confermando di essere ancora tra i cinque centrali più forti al mondo.
La domanda che molti si pongono è legittima: l’Inter ha già Bastoni, Akanji, Stones e Bisseck. Perché aggiungere anche Romero, portando il reparto difensivo a cinque elementi di valore?
La risposta sta in una parola sola: Champions League.
Chivu lo ha dichiarato apertamente in conferenza stampa: fare meglio in Europa è l’obiettivo principale della stagione 2026/27. L’eliminazione contro il Bodø/Glimt, piccolo club norvegese che nessuno si aspettava potesse creare problemi all’Inter, è stata la ferita che non si è ancora rimarginata.
E per non ripetere quell’errore serve una difesa che non cali mai d’intensità, che possa ruotare senza abbassare il livello e che abbia ricambi di qualità assoluta per ogni fase del torneo.
Romero porta qualcosa che nel reparto attuale ancora non c’è in modo così netto: la ferocia agonistica del difensore che non concede nulla, che vince ogni duello come se fosse l’ultimo della sua vita, che trascina i compagni con il corpo e con la voce.
Stones porta l’eleganza e la lettura del gioco. Bastoni porta la tecnica e la visione. Akanji porta la solidità e l’intelligenza tattica. Romero porta il fuoco. Quello che, nei quarti di Champions, quando l’avversario spinge e la partita diventa una battaglia, fa la differenza tra uscire e restare.
Due capitani che hanno alzato coppe in giro per l’Europa. Due argentini che si conoscono alla perfezione dalla Nazionale. Lautaro e Romero all’Inter 2026/27: una storia che si scrive da sola.
Il dettaglio che fa sognare: Lautaro e Romero, compagni di Nazionale e ora di club
C’è un aspetto di questa operazione che va al di là del calcio giocato e tocca qualcosa di più profondo.
Cristian Romero e Lautaro Martinez si conoscono da anni. Hanno condiviso gli spogliatoi della Nazionale argentina, hanno festeggiato insieme la Copa América e il Mondiale, si sono consolati dopo la finale persa contro la Spagna. Sanno come parlarsi, come motivarsi, come tirarsi su nei momenti difficili.
Portare Romero all’Inter significa portare all’Inter un giocatore che il capitano nerazzurro considera un fratello di campo. Quella chimica che normalmente si costruisce in anni di allenamenti quotidiani qui esiste già. È un vantaggio competitivo che non si compra con i soldi: è un patrimonio che si porta dentro dalla Nazionale.
C’è ancora un nodo da sciogliere per rendere sostenibile l’operazione Romero sul piano economico: la cessione di Benjamin Pavard. Il francese, fuori dai piani di Chivu ormai da mesi, è il giocatore che più di ogni altro potrebbe liberare risorse e spazio salariale per accogliere l’argentino.
Benjamin Pavard potrebbe essere ceduto per fare spazio economico e di bilancio. La sua partenza faciliterebbe sia la parte finanziaria sia quella relativa agli slot salariali, rendendo il colpo Romero più sostenibile dal punto di vista gestionale.
Sembra che sia stata fissata una finestra temporale: una settimana, al massimo una decina di giorni. È il tempo che si è data l’Inter per sbloccare l’operazione Romero, altrimenti si cambierà obiettivo.
Sette-dieci giorni. Entro questa settimana o la prossima sapremo se la difesa dell’Inter 2026/27 si chiamerà Bastoni-Romero-Stones-Akanji oppure no.
Facciamo un passo indietro e guardiamo il quadro completo. In poche settimane, tra rinnovi e acquisti, Chivu si ritroverebbe con questi centrali a disposizione:
Alessandro Bastoni, il miglior difensore italiano della sua generazione. John Stones, sei Premier League e una Champions League. Manuel Akanji, muro elvetico reduce da un Mondiale di alto livello. Cristian Romero, campione del mondo e uno dei cinque centrali più forti del pianeta. Yann Bisseck, classe 2000, appena rinnovato fino al 2031.
Cinque difensori per tre posti. Cinque storie diverse, cinque nazionalità, cinque modi di intendere il ruolo. Ma un unico obiettivo: non prendere gol. E quando l’Inter non prende gol, l’Inter vince. Lo dice la storia degli ultimi anni, lo dicono i numeri, lo dice il senso comune.
Marotta e Ausilio stanno costruendo qualcosa che va oltre la stagione 2026/27. Stanno costruendo una linea difensiva che possa durare anni, che possa formare i più giovani con il contributo dei più esperti e che possa competere ai massimi livelli europei con la profondità e la qualità che servono quando le partite si fanno difficili.
Cuti Romero è l’ultimo tassello. Il capitano che mancava. Il fuoco che accende una difesa già fortissima.
Entro la fine della settimana, o forse molto prima, sarà probabilmente nerazzurro.
Forza Inter.
