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Andrea Pirlo non sarà il CT della Nazionale di calcio. Parto da un presupposto: l’Italia è di tutti e tutti hanno il diritto a un rapporto empatico con la maglia azzurra.
Scegliere un allenatore con quella spada di Damocle sulla testa, l’accordo commerciale come ambassador del colosso russo delle scommesse, avrebbe da subito determinato un distacco di buona parte dei tifosi verso il Commissario Tecnico. Non dobbiamo mai dimenticarci che il calcio è sì un gioco, ma in Italia (e non solo) ha un quid in più rispetto a tutti gli altri: è economia, politica, costume. Insomma, interessa ogni sfera della società.
Andrea Pirlo, sui suoi social, ha annunciato di non essere più candidato alla panchina azzurra, aggiungendo che “la collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”.
Si tratta di un contenuto dal linguaggio neutro, magari concordato con i legali dell’ex tecnico di Juventus e Sampdoria, che però non risolve l’oggetto della polemica: l’immagine prestata a una società di scommesse russa, i cui domini da oggi risultano oscurati in Italia, nel pieno di una guerra d’invasione che dal febbraio 2022 causa vittime ogni giorno.
Il punto è anche un altro: né Paolo Maldini né Leonardo hanno preventivato gli effetti dell’incarico. Hanno peccato di superficialità, separando l’aspetto sportivo da quello politico e sociale. Eppure la collaborazione tra Pirlo e Fonbet è nota da tempo, con tanto di polemiche già finite negli archivi.
La Nazionale, soprattutto dopo tre mancate qualificazioni ai Mondiali, non deve dividere ma unire. E l’unità passa anche da un tecnico che non porti con sé elementi capaci di determinare contrapposizioni, polemiche e ombre di inopportunità. Ovvio: un CT non deve piacere per forza a tutti, ma il dissenso dovrebbe riguardare la sfera della simpatia, del carisma e del gusto tecnico-tattico. Non una questione così delicata e dolorosa come una guerra.
