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Ottantadue minuti in quattro giornate. È tutto quello che John Stones ha messo insieme da quando è arrivato all’Inter. Lunedì sera, contro l’Udinese, potrebbero diventare i primi novanta dal fischio d’inizio. Chivu sta valutando di schierarlo titolare a San Siro, e la mezz’ora abbondante giocata al Bernabeu sembra avere accelerato la decisione.
I numeri del suo avvio
Conviene partire dai minuti, perché raccontano un inserimento graduale e non un innesto immediato.
Contro il Monza è entrato per un quarto d’ora. A Cagliari ha giocato ventidue minuti. Al Santiago Bernabeu, in Champions, è rimasto in campo quarantacinque minuti.
Totale: ottantadue. Tre ingressi dalla panchina in quattro partite disputate dalla squadra.
In campionato ha sempre rilevato Akanji. In Europa ha preso il posto di Pavard.
Cosa ha fatto davvero a Madrid
La prestazione spagnola è quella che ha spostato gli equilibri nelle valutazioni dello staff, e vale la pena inquadrarla con onestà.
Stones è entrato con l’Inter sotto di due gol. Non è una circostanza qualsiasi: significa trovarsi in campo quando l’avversario ha già ottenuto quello che voleva e comincia a gestire il vantaggio.
In quel contesto il difensore inglese ha dato ordine al reparto. E non si è limitato al lavoro difensivo: ha provato a spingersi in avanti, cercando di incidere anche nella metà campo del Real.
È l’atteggiamento che Chivu ha apprezzato. Resta il fatto che quarantacinque minuti giocati sul 2-0 non equivalgono a una partita intera da titolare.
Il terzetto che nessuno ha ancora visto
La novità più interessante riguarda la composizione della linea.
Se le indicazioni della vigilia troveranno conferma, Stones dovrebbe completare un terzetto mai schierato finora: con Akanji e Bastoni.
Sulla carta è una combinazione che mette insieme struttura fisica, esperienza internazionale e personalità. Nei fatti è una linea che non ha mai lavorato insieme in partita ufficiale, e questo è il vero punto interrogativo di lunedì.
Le intese tra i tre centrali non si costruiscono in allenamento soltanto. Servono le partite.
Cosa porta dalla Premier League
A 32 anni Stones arriva con un bagaglio che in rosa possiedono in pochi.
Dieci anni al Manchester City significano un decennio passato a giocare per vincere qualcosa ogni stagione, con la pressione che ne consegue. La Premier League significa ritmi alti e pochissimo tempo per pensare quando si ha palla.
Sono due cose che in una stagione lunga, tra campionato e Champions, pesano nei momenti in cui la partita si complica.
L’Inter ha investito proprio su questo: non su un difensore da costruire, ma su uno che sa già come si sta in quelle situazioni.
Cosa serve lunedì
Il passaggio da comprimario a titolare non si completa con una convocazione. Si completa con novanta minuti.
Contro l’Udinese, a San Siro, Stones avrebbe la prima occasione per dimostrare che l’impressione di Madrid non era legata al contesto di quella partita.
Chivu, dal canto suo, sta cercando di dare al reparto arretrato una fisionomia più stabile. Tre gol subiti nelle prime tre giornate di campionato non sono un allarme, ma nemmeno un dato da archiviare.
L’esame è quello vero. Partita da giocare dall’inizio, avversario che a San Siro negli ultimi anni ha spesso creato grattacapi, e un terzetto inedito da rodare in corsa.
