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Spence, l’Inter ha scelto: perché non era un semplice piano B

Spence

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Chi ha seguito questo mercato ha visto l’Inter muoversi su più tavoli e ha pensato a una gerarchia di ripieghi. La ricostruzione, però, è un’altra: Djed Spence non è mai stato un piano B.

Il club nerazzurro ha individuato nell’esterno del Tottenham e della nazionale inglese l’erede di Denzel Dumfries. Nelle ultime ore le posizioni si sono avvicinate sensibilmente e l’operazione dovrebbe chiudersi intorno ai 30 milioni di euro più bonus, con un contratto di quattro anni.

Perché ci è voluto tanto

La pista non è mai stata abbandonata. Mancavano però due condizioni.

La prima era economica: il Tottenham partiva da richieste intorno ai 40 milioni. La seconda riguardava il campo, con il via libera alla cessione che doveva arrivare da Roberto De Zerbi.

Nell’attesa, Marotta e Ausilio avevano riaperto il dossier Moussa Diaby. Quella trattativa ha però evidenziato più ostacoli: l’ingaggio molto elevato del francese, le difficoltà nel negoziare con l’Al-Ittihad e l’inserimento del Bayer Leverkusen.

Cosa lo rende più adatto

Qui sta il punto che ribalta la lettura del ripiego.

In un 3-5-2 l’esterno deve reggere l’intera corsia e sul piano tattico e fisico l’inglese offre maggiori garanzie difensive rispetto all’alternativa francese. Non è un dettaglio secondario in quel modulo.

C’è poi una funzione di equilibrio interno alla rosa: la sua presenza può compensare eventuali difficoltà di Diouf nella fase di non possesso, soprattutto contro avversari capaci di attaccare con pericolosità sulle fasce.

La duttilità che ha convinto

L’altro elemento è la possibilità di impiegarlo su entrambi i lati.

A destra il piede preferito lo rende naturale, ma ha dimostrato di poter agire anche a sinistra. Lo ha fatto con l’Inghilterra al Mondiale, con prestazioni convincenti.

Un’azione in particolare ha lasciato il segno: il recupero su Giuliano Simeone nella semifinale contro l’Argentina, che ha mostrato la sua capacità di coprire rapidamente grandi distanze.

Non sarà subito protagonista

Un’avvertenza sui tempi.

Come il connazionale John Stones, che gli ha aperto la strada, Spence è appena tornato ad allenarsi dopo le vacanze successive al Mondiale. Servirà tempo per ritrovare la condizione migliore.

I due si erano già confrontati poche settimane fa in nazionale. Ora potrebbero ritrovarsi ad Appiano Gentile, dando vita a una curiosa coppia tutta britannica.

La variabile Luis Henrique

L’arrivo dell’inglese non dipende da cosa accadrà al brasiliano.

Luis Henrique resta nel mirino della Roma, disposta a valutare un investimento tra i 25 e i 30 milioni. L’Inter dovrà considerare quella cifra qualora l’interesse giallorosso si concretizzasse.

Il nodo, però, è tecnico: il profilo non sembra entusiasmare particolarmente Gasperini. Prima di aprire una trattativa, i nerazzurri vogliono capire quanto sia reale quella pista.

In ogni caso Spence arriva comunque, perché da solo non basterebbe a sostituire il brasiliano: serve a completare la batteria degli esterni.

Romero non arriverà

Sul fronte dei centrali una porta si chiude.

Cristian Romero è ormai vicinissimo all’Atletico Madrid. L’Inter ha scelto di concentrare le risorse sugli esterni ed, eventualmente, sul centrocampo, dove continua a piacere Curtis Jones.

Il rinforzo che nessuno aspettava

C’è infine una notizia che arriva dall’interno dello spogliatoio.

Benjamin Pavard ha comunicato a Chivu e alla dirigenza di voler restare e lo sta dimostrando sul campo: è stato tra i migliori della tournée e sta lavorando con grande intensità.

Dopo un’estate in cui sembrava tra i possibili partenti, il francese può diventare il rinforzo inatteso di questa Inter. A meno che, nelle prossime settimane, non arrivi qualcuno capace di fargli cambiare idea.

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Redazione Piazza Inter. La testata digitale dei tifosi nerazzurri. Informazione, passione, mercato.

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