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Ad Appiano Gentile si riparte. Con fame, con coraggio e con una bomba di mercato

Christian Chivu e Giuseppe Marotta

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Alle 14:30 di ieri, lunedì 13 luglio 2026, le porte della sala stampa dell‘Inter Training Centre di Appiano Gentile si sono aperte sulla nuova stagione nerazzurra. Marotta a sinistra, Chivu a destra, un tavolo davanti ai giornalisti e una stagione intera da costruire con le parole prima che con i risultati. La conferenza stampa di presentazione della stagione 2026/27 è stata un atto di identità: l’Inter dei campioni in carica che non si siede sugli allori, che guarda avanti, che alza l’asticella. Ma in mezzo alle parole di ambizione e progetto, è arrivata una notizia che ha gelato la sala. E non era una notizia di campo.

Apre il presidente, come di consueto. Giuseppe Marotta sceglie le parole con la precisione di chi le ha pesate prima di pronunciarle: “È un privilegio essere qui e iniziare la nuova stagione sportiva. Siamo campioni in carica, abbiamo vinto lo scudetto e la Coppa Italia: due vittorie sofferte, vinte grazie alla cultura del lavoro, al senso di appartenenza, alle capacità del mister e dei giocatori, al supporto della società”.

Poi subito il tema che più di ogni altro rischia di fare danni in una squadra che ha vinto: l’appagamento. “Dal 2020 a oggi nessuna italiana ha vinto due scudetti consecutivamente, e questo è un obiettivo. Rivincere lo scudetto sarebbe un traguardo storico. Il nemico è interno a noi, la sindrome della vittoria, che porta a un appagamento. Noi dobbiamo essere bravi a non sentirci appagati, in tutte le componenti della società”.

Un messaggio preciso, rivolto verso l’interno prima ancora che verso la concorrenza. L’Inter non deve temere la Juventus con Carnevali o il Milan che ha speso. Deve temere se stessa. La soddisfazione che addormenta. La routine che sostituisce la fame. Marotta lo dice esplicitamente: “Siamo la squadra da battere” ma il tono non è quello della superbia. È quello della responsabilità.

Sul fronte Champions, il presidente conferma l’obiettivo di fare meglio rispetto alla deludente uscita contro il Bodo Glimt: “Dobbiamo performare meglio in Champions, che è la competizione più importante, dove affrontiamo delle corazzate. Noi partecipiamo sapendo le difficoltà ma con la forza e la cultura del lavoro che ci ha sempre contraddistinto”.

E sulle rivali: “Juventus e Milan non partecipano alla Champions e questo può avvantaggiarle nella corsa in campionato. Le considero due contendenti per lo scudetto. Noi però siamo consapevoli della nostra forza e sono ottimista”.

Nel mezzo della conferenza, mentre i giornalisti si aspettavano annunci di mercato positivi, Marotta ha preso la parola con un tono diverso. Più basso, più pesante.

“Vorrei dare un annuncio su Khalaili: non ha superato le visite di idoneità. Ce lo hanno comunicato ora. Non posso addentrarmi nei dettagli per privacy. La non idoneità nasce dal CONI, non dalla parte dello staff medico del club. Questa situazione è di forza maggiore e dobbiamo solamente attenerci. Dove non c’è l’idoneità, nessun cittadino sul territorio italiano può giocare. Lo comunico con grande rammarico, ci crea dispiacere, anche perché in questo momento dobbiamo pensare alle alternative”.

Tre parole per sintetizzare l’estate nerazzurra: Palestra, Paz, Khalaili. Tre colpi mancati, tre strade chiuse per ragioni diverse. Il primo soffiato dal Chelsea con un’offerta irresistibile. Il secondo sempre al Como ma orientato al Real Madrid grazie alla clausola di recompra. Il terzo fermato da un verdetto medico che non lascia spazio a ricorsi né a mediazioni.

Marotta aveva già toccato il tema Palestra in conferenza: “Il ragazzo, legittimamente, è venuto meno a un impegno preso con noi un mese prim”. Una critica velata ma inequivocabile all’entourage del giocatore, che aveva gestito male – almeno nelle aspettative nerazzurre – la fase finale della trattativa.

Ora l’Inter riparte alla ricerca di un esterno destro. Il mercato è ancora aperto, la volontà c’è. “Sul laterale destro, spero si possa trovare al più presto una soluzione, restiamo fiduciosi. Il club può investire, sempre però in maniera logica e sul modello che rappresentiamo”.

Poi tocca al tecnico. Cristian Chivu si presenta alla seconda stagione sulla panchina nerazzurra con la stessa tranquillità con cui aveva affrontato la prima: senza proclami inutili, senza alzare i toni, con quella voce misurata che nasconde una determinazione di ferro.

“La cosa più importante è ritrovare la motivazione, non basta mai l’entusiasmo e l’ambizione. Non vogliamo fermarci qua. Farò del mio meglio per trovare gli stimoli giusti. Abbiamo una rosa competitiva, un’ossatura mantenuta negli anni che ha fatto vedere la qualità vincendo trofei”.

Gli italiani rimasti fuori dal Mondiale sono rientrati ad Appiano con buone energie: “Stanno bene, sicuramente avrebbero preferito essere in America. Mi ha fatto piacere rivedere tutti, sono motivati, riposati: è già un buon punto di partenza”.

La rivelazione tattica più interessante riguarda El Hadji Diouf: “Ho questa pazza idea di farlo diventare quinto. Lo ha fatto vedere, soprattutto in determinate partite, per la sua spensieratezza, il coraggio e la voglia di fare l’uno contro uno con personalità, soprattutto quando vede la porta e negli ultimi venti metri”. Una soluzione creativa per tamponare l’assenza di un esterno destro sul mercato, con Diouf che scala di posizione trasformandosi da trequartista a quinto di centrocampo offensivo. Chivu non lo dice come ripiego: lo dice come idea. Come progetto.

Su Stankovic: “Sono curioso di vederlo in campo”. Su Pavard, ancora in rosa senza futuro definito: “È un giocatore nostro, sappiamo le nostre scelte, avremo modo di vederlo lavorare e prendere una decisione”.

«Siamo competitivi, affamati. I giovani li abbiamo sempre inseriti e trattati bene. Mi fido di questo gruppo, so con chi ho a che fare.» — Cristian Chivu, 13 luglio 2026

La stagione prende forma anche sul piano logistico. Il 16 luglio la squadra si sposterà a Donaueschingen, in Germania, per la prima parte del ritiro, che si concluderà con l’amichevole contro il Karlsruher SC il 26 luglio. Poi le grandi amichevoli internazionali: il 1° agosto Manchester City a Hong Kong, il 5 agosto Milan a Perth, l’8 agosto Juventus ancora a Perth. Il 22 agosto, a San Siro contro il Monza, il primo match ufficiale della Serie A 2026/27.

Una conferenza stampa non vince partite, non porta trofei, non risolve il nodo dell’esterno destro. Ma racconta chi sei. E la conferenza di oggi ha raccontato un’Inter consapevole della propria forza e altrettanto consapevole dei propri limiti. Marotta non ha promesso fuochi d’artificio di mercato. Ha detto: lavoriamo con lucidità, non con ansia. Chivu non ha promesso il titolo europeo. Ha detto: ho fame, ho idee, ho un gruppo che si fida di me.

Nel mezzo, la doccia fredda di Khalaili. La terza beffa di un mercato estivo che sembra avercela con questa Inter. Ma che, come ci insegna la storia nerazzurra di questi anni, non è mai riuscita a fermarla davvero.

Si riparte. Con entusiasmo, con coraggio, con la fame di chi sa che il secondo scudetto consecutivo nessuno lo ha conquistato dagli anni di Mourinho.

Forza Inter.

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Scritto da

Carlo Scavone

Interista integralista. Nerazzurro dal 1983. Co-Founder di Piazza Inter.

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