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C’è una notte che i tifosi nerazzurri non hanno dimenticato: il gol ai supplementari contro il Barcellona, in una semifinale che sembrava persa prima di quello allo scadere di Acerbi. E lo ha segnato Davide Frattesi.
Ed è per questo che la sua posizione di mercato non andrebbe letta come una voce di bilancio da sistemare. È il contrario: un giocatore con quel peso specifico ha maturato il diritto di sapere dove giocherà e ogni settimana di incertezza toglie qualcosa a una carriera nel suo momento migliore (ha 26 anni).
Il problema, semmai, è di ordine delle operazioni. L’Inter ha bisogno di un centrocampista, per prenderlo deve prima liberare spazio, e quello spazio passa da lui.
Due orologi che vanno a velocità diverse
Qui sta il punto che rende la situazione più fragile di quanto sembri.
Un giocatore può firmare l’ultimo giorno utile. Un club che deve costruire una rosa, no. E quando la cessione precede necessariamente l’acquisto, ogni giorno che passa non toglie tempo a una trattativa: lo toglie a due.
Curtis Jones è l’obiettivo indicato per il centrocampo. Ma un obiettivo che sa di essere atteso ha meno ragioni di abbassare le proprie richieste.
Il vincolo che nessuno può forzare
Il direttore sportivo Piero Ausilio lavora dentro un perimetro definito dalla proprietà, e quel perimetro restringe i margini operativi.
Non è una critica al mercato nerazzurro: è la descrizione di un meccanismo. Se il tetto di spesa dipende dagli incassi, il momento in cui si incassa determina il momento in cui si può spendere.
Il valore e le richieste che non arrivano
L’Inter valuta il cartellino 25 milioni di euro.
Al momento, però, non risultano richieste concrete per una cessione a titolo definitivo. È qui che il meccanismo si inceppa: non per una scelta, ma per l’assenza di un interlocutore. Anche se si è parlato spesso di un interessamento da parte della Juventus, per ‘pressione’ di Luciano Spalletti.
Il rischio concreto
Lo scenario peggiore non è la partenza tardiva. È la partenza tardiva unita al mancato arrivo del sostituto.
A quel punto i nerazzurri si troverebbero con un centrocampo più corto di quello attuale, e con venti giorni alle spalle spesi ad aspettare che qualcosa si muovesse da solo.
