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Kovacic può tornare all’Inter: l’idea che riaccende il mercato nerazzurro

Mateo Kovacic

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Ci sono notizie di mercato che fai fatica a leggere due volte perché hai paura di aver capito male. Poi le rileggi, e sono ancora lì. Mateo Kovacic proposto all’Inter. Il Manchester City che bussa alla porta di Appiano Gentile. Ausilio che valuta il ritorno del giocatore che lui stesso scovò tredicenne nella Dinamo Zagabria, pagandolo 11 milioni di euro nel 2013. Tredici anni, quattro Champions League, tre club tra i più grandi del mondo, e adesso la possibilità di tornare dove è diventato grande. Se mai nel calcio moderno esistesse una storia perfetta, questa sarebbe quella storia.

La notizia l’ha lanciata Matteo Moretto, sul canale YouTube di Fabrizio Romano: “Kovacic può uscire dal City, ha 32 anni ed è in scadenza nel 2027. Servono delle uscite a centrocampo, ma Ausilio lo conosce bene, ha già giocato nell’Inter. È un giocatore che è stato proposto ai nerazzurri, vedremo se nei prossimi giorni questo potrebbe trasformarsi in una trattativa”. La posizione dell’Inter, secondo tutte le fonti che hanno ripreso la notizia, non è di totale chiusura. Serve prima sfoltire la rosa. Ma il nome è sul tavolo. E il nome vale.

Per chi non lo ricordasse, o per chi all’epoca era troppo giovane, Mateo Kovacic arrivò all’Inter nell’estate del 2013 dalla Dinamo Zagabria. Aveva diciannove anni, un talento cristallino e una maturità tecnica che sembrava impossibile per quella età. Due anni in nerazzurro gli consentirono di consacrarsi e attirare le attenzioni del Real Madrid, che per lui investì circa 30 milioni di euro più bonus.

Da quel momento la carriera di Kovacic è stata un catalogo di titoli che pochi centrocampisti nella storia del calcio possono vantare. Tre Champions League vinte con i blancos, poi nel 2018 il trasferimento al Chelsea per 45 milioni di euro, dove ha vinto un’altra Champions League, un’Europa League, una Supercoppa europea e un Mondiale per club. Nel 2023 un altro cambio, lo spostamento al Manchester City per circa 30 milioni di euro, e altri titoli: una Premier League, una Coppa di Lega, una FA Cup, un Community Shield, un’altra Supercoppa UEFA e un altro Mondiale per club.

Fate i conti: quattro Champions League. Una Premier. Una Liga. Due finali mondiali. Un palmarès da far impallidire la maggior parte dei giocatori della sua generazione. Tutto cominciato ad Appiano Gentile, nell’estate del 2013, con Ausilio che aveva scommesso su un ragazzo che pochi in Italia conoscevano.

La domanda che ogni tifoso interista si pone in questo momento è legittima: a 32 anni, Kovacic è ancora competitivo? La risposta, guardando i numeri dell’ultima stagione al Manchester City, è sì.

Il croato non è più il trequartista esplosivo degli anni alla Dinamo. Ma non lo era già ai tempi del Chelsea. Kovacic si è evoluto nel tempo in un centrocampista completo, capace di fare tutto nel mezzo del campo: recuperare palloni, costruire il gioco, inserirsi, dettare ritmo. Al City di Guardiola, uno degli allenatori più esigenti del mondo in termini di movimento e tecnica, è stato titolare fisso per tre stagioni. Non è un caso.

Al Mondiale 2026 con la Croazia ha giocato ogni partita fino all’eliminazione per mano del Portogallo. A 32 anni, in un torneo estivo, con la pressione di una Nazionale che puntava lontano: nessun segnale di declino, solo la solita qualità silenziosa e continua che ha sempre contraddistinto il suo modo di stare in campo.

Le esperienze tra Inghilterra e Spagna hanno sicuramente forgiato la tempra di un calciatore di talento cristallino. Chiudere il cerchio all’Inter vedrebbe tornare ad Appiano Gentile un calciatore più maturo e consapevole.

Parliamo di calcio. Perché Kovacic non sarebbe solo un colpo romantico, ma un colpo che ha senso sul piano tattico.

Chivu ha bisogno di profondità a centrocampo. Barella, Mkhitaryan, Zielinski, Calhanoglu, Asllani, Sucic, Diouf: il reparto è già ricco di alternative, ma manca un giocatore con l’esperienza internazionale di chi ha vinto in Premier, in Liga e in Champions con due club diversi. Kovacic porterebbe qualcosa che in quella rosa non c’è: la conoscenza di come si gioca e si vince nelle notti europee che contano davvero.

È il profilo esatto che serve a una squadra che vuole fare meglio in Champions League dopo la delusione con il Bodo Glimt. Non un titolare inamovibile – sarebbe ingenuo pensarlo – ma un titolare di lusso nelle rotazioni. Un giocatore che entra e non abbassa il livello. Che conosce già l’ambiente, lo spogliatoio, il modo di lavorare di Ausilio. Che non ha bisogno di tempo per ambientarsi.

Ausilio lo scoprì bambino, lo portò a Milano, lo vide diventare grande e poi lo lasciò andare al Real. Ora potrebbe riportarlo a casa. Alcune storie nel calcio hanno un senso che va oltre il mercato.

Sarebbe disonesto non citare le difficoltà. Kovacic percepisce uno stipendio di circa 5 milioni di euro netti a stagione con il Manchester City, una cifra importante che richiederebbe valutazioni approfondite da parte dell’Inter. Cinque milioni netti sono il doppio del tetto salariale che Oaktree ha fissato per i nuovi acquisti. Serve un taglio significativo, simile a quello accettato da Mkhitaryan, che da 3,8 milioni è sceso a 1,5. La domanda è se Kovacic sia disposto a fare lo stesso per tornare all’Inter.

La seconda condizione è quella delle uscite. Il direttore sportivo Piero Ausilio sa bene che per concretizzare il ritorno dell’ex nerazzurro sarà necessario sfoltire la rosa prima di procedere. Pavard è in uscita, Asllani potrebbe partire, altri movimenti sono in corso. Se le cessioni si sbloccheranno, si creerà lo spazio per Kovacic.

C’è una cosa che nel calcio moderno capita raramente: un giocatore che torna al club dove è cresciuto dopo aver conquistato tutto quello che c’era da conquistare. Non per nostalgia, non perché non abbia altre offerte, ma perché quel posto ha ancora qualcosa da dargli. E lui ha ancora qualcosa da dare a quel posto.

Kovacic all’Inter nel 2013 era un ragazzo di talento in cerca di conferme. Kovacic all’Inter nel 2026 sarebbe un campione in cerca di un finale degno della sua carriera. E l’Inter sarebbe il posto giusto per trovarlo.

Ausilio lo sa. Il mercato è ancora lungo. La storia, a volte, sceglie da sola come finire.

Forza Inter.

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Scritto da

Carlo Scavone

Interista integralista. Nerazzurro dal 1983. Co-Founder di Piazza Inter.

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