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Fra l’Under 23 e la prima squadra c’è un salto che molti ragazzi non riescono a fare. L’Inter starebbe valutando di costruire un gradino intermedio, e quel gradino sarebbe un altro club.
L’ipotesi è quella di acquisire una società europea da inserire stabilmente nella propria orbita. Per ora resta un’idea in fase esplorativa.
Cosa sarebbe questo secondo club
Nelle intenzioni della proprietà avrebbe due funzioni distinte.
La prima riguarda i giovani già di proprietà nerazzurra: offrire loro un passaggio ulteriore dopo l’Under 23, in un percorso che li porti alla prima squadra senza strappi.
La seconda guarda all’esterno. Il nuovo club diventerebbe una piattaforma per individuare, far crescere e valorizzare calciatori da altri mercati.
Il progetto rientra nelle linee di Oaktree, il fondo che controlla il club, e ha un obiettivo dichiarato che va oltre il campo: generare valore nel tempo.
Che tipo di società stanno cercando
Il profilo indicato è preciso, e non è quello di un acquisto di prestigio.
Si cerca una realtà di dimensioni contenute, ma con margini di crescita e caratteristiche compatibili con un inserimento stabile nel sistema nerazzurro.
Non serve una squadra vincente. Serve una struttura che funzioni come luogo di passaggio.
Quando potrebbe succedere
Sui tempi il quadro è meno definito di quanto la notizia lasci pensare.
Il progetto potrebbe entrare nel vivo già nei prossimi mesi, ma in viale della Liberazione non è stato fissato un orizzonte temporale.
Il riferimento che circola è il 2027. Con quella tempistica l’Inter avrebbe il nuovo club a disposizione già per il mercato estivo della prossima stagione.
Come funziona altrove
Il modello non è un’invenzione nerazzurra, ed è utile guardare a chi lo pratica già.
Il caso più noto è quello del City Football Group, che ha costruito una rete internazionale attorno al Manchester City. Fra le società coinvolte c’è anche il Palermo.
Un percorso analogo è quello della Red Bull, che utilizza il Salisburgo come piattaforma di sviluppo collegata al Lipsia.
In entrambi i casi il meccanismo è lo stesso: i giocatori si muovono lungo una filiera interna, accumulando minuti in contesti competitivi diversi prima di arrivare al vertice.
Il vincolo di cui non si parla
C’è un aspetto che questo tipo di operazioni porta sempre con sé.
Le regole europee pongono limiti alla possibilità che due società controllate dallo stesso soggetto partecipino alla medesima competizione. È una materia su cui la Uefa è intervenuta più volte e che ha già prodotto casi controversi in passato.
Non è un dettaglio marginale: incide sulla scelta del Paese, del campionato e del livello della società da acquisire.
Le fonti disponibili non riferiscono se questo aspetto sia già stato considerato.
