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Chivu, il muratore del sogno: “Piccoli passi per sognare in grande”. E su Pio Esposito…

Cristian Chivu. Foto: www.inter.it

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C’è nel romeno una pazienza da muratore antico, di quelli che non guardano il campanile prima di aver posato il primo mattone. Cristian Chivu ha preso l’Inter sapendo dove metteva i piedi, e lo dice senza enfasi, con la calma di chi ha già fatto il conto della propria responsabilità. In un’intervista a FutNet, l’allenatore nerazzurro ha disegnato la sua idea di squadra: un’opera che duri, non un fuoco d’artificio da una sera sola.

Il mestiere dei piccoli passi

Il tecnico non si perde a scrutare l’orizzonte lontano. Preferisce il passo corto, sicuro, quello che non fa inciampare.

“So dove sono capitato, so qual è la mia responsabilità, so quello che vuol dire avere questa grande responsabilità”, ha spiegato Chivu. “Ma soprattutto so che ho la responsabilità nei confronti dei miei giocatori e voglio creare una cosa che duri, una cosa che lasci qualcosa di importante nella pagina di questa meravigliosa società. Sto lavorando per quello. Ho mini obiettivi da raggiungere in breve tempo, perché non penso mai troppo a lungo termine, perché è partendo con i piccoli passi che puoi raggiungere quelli che sono gli obiettivi che ti permettono poi di sognare più in grande”.

La Champions, bella e infida come una sirena

Poi c’è lei, la coppa dalle grandi orecchie, il sogno che fa battere il cuore a chiunque abbia calcato un prato di Europa. Chivu ne parla con il rispetto di chi sa che non si compra e non si incanta con le promesse.

“Vincere la Champions è bellissimo. È il sogno di tutti”, ha ammesso. “C’è una grossa differenza tra una partita di campionato e una di Champions. E non importa se è la fase a gironi o se è un ottavo. C’è una grossa differenza. Per quello che è la motivazione individuale di un giocatore, ma anche per quello che sono le motivazioni di una squadra. È un po’ come andare in Nazionale A, anche lì trovi qualcosa dal punto di vista motivazionale di diverso rispetto a quella che è la routine di un campionato di 38 partite giocate ogni domenica, che a un certo punto diventa un automatismo. C’è il rischio che dal punto di vista emozionale ti trasmetta poco, invece la Champions e la Nazionale ti danno sempre qualcosina in più”.

Nessuna formula magica, nessuna cabala da sacrestia del pallone. “Non esiste una ricetta che ti dà la certezza che puoi vincere la Champions, non esistono i soldi che ti possono comprare una Champions, non esistono nemmeno idee che te la possano comprare. È una somma di tante cose, durante la stagione arrivi a un certo punto, ma tardi, tipo a marzo, e capisci a che punto sei. Perché oggi dire chi è la favorita, sì, sulla carta è semplice. Ma chi arriverà in fondo, chi ce la farà, non è altrettanto semplice da dire”.

L’elogio del coraggio di Pio Esposito

C’è un ragazzo che Chivu conosce da quando era un virgulto del vivaio, e che gli ha scaldato il cuore per una scelta che pochi avrebbero avuto il fegato di fare: lasciare la comodità per la fatica.

“Ha avuto il coraggio, perché nessuno lo racconta, di mollare la Primavera”, ha raccontato l’allenatore di Pio Esposito. “Poteva scegliere la strada più comoda, fare un altro anno, accrescere l’autostima segnando magari 30 o 40 gol, però ha capito, andando in un altro posto, quanto doveva lavorare”. Dopo i dieci gol della scorsa stagione, il centravanti ne ha già messi a segno due in questo avvio. “Ora è più pronto, più maturo, con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi”, ha aggiunto Chivu, che lo aveva fatto debuttare in Primavera e gli aveva cucito sul braccio la fascia da capitano.

Chi sbaglia davvero, quando i giovani non sbocciano

Sul tema dei vivai Chivu non cerca il capro espiatorio facile, quello che fa comodo a tutti. E rovescia l’accusa su chi di dovere.

“È facile puntare il dito, ‘gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più’. No, non è così, queste sono scuse”, ha detto netto. “Bisogna trovare modi e soluzioni nel fare, nel capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto”. Un impegno che vuole portare oltre la linea bianca del campo: “Io voglio dare qualcosa indietro al calcio e ho questa possibilità di offrire qualcosa a qualcuno che magari non ha la disponibilità”.

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Redazione

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