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Piero Ausilio verso l’addio all’Inter dopo 28 anni: si tratta la risoluzione del contratto

Piero Ausilio

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Il mercato è chiuso da ieri. E adesso Piero Ausilio è pronto a lasciare l’Inter dopo ventotto anni.

Il club non ha diffuso alcun comunicato e il direttore sportivo non ha parlato. Ma dirigente e società stanno cercando l’accordo per chiudere subito un contratto che sarebbe scaduto nel 2027.

L’offerta che era una risposta

Qualche settimana fa gli avrebbero messo davanti un rinnovo.

Un anno. Dal 2027 al 2028. Dodici mesi in più per un uomo entrato in quella società nel 1998, quando ancora si occupava di ragazzini, e che da allora non se n’è più andato.

Ausilio avrebbe capito. Lo racconta Fabrizio Biasin, secondo cui il dirigente “ha capito che a monte non lo ritenevano più importante”, e in realtà lo aveva compreso da tempo.

Avrebbe detto di no.

“Prima però devo portare a termine il mercato”

C’è una frase che spiega perché la notizia esca adesso e non tre settimane fa.

Biasin gliela attribuisce così: “Prima però devo portare a termine il mercato”.

E il mercato è stato portato a termine. Le operazioni in entrata chiuse, il reparto offensivo lasciato come era stato costruito, il prolungamento di Pio Esposito firmato. Poi il silenzio.

Chi conosce l’ambiente sa che non era scontato. Un dirigente che sa di essere in uscita, di solito, il lavoro lo lascia a metà.

Ventotto anni sono una vita

Il numero va guardato bene, perché nel calcio italiano di oggi non ne esistono molti così.

Ausilio è arrivato nel 1998. Ha cominciato dal settore giovanile ed è salito in prima squadra. Ha attraversato proprietà diverse, allenatori a decine, cicli finiti e cicli ricominciati.

Ha visto arrivare e andare via chiunque, restando lui.

Kondogbia e Calhanoglu, la contabilità di chiunque

Su di lui la tifoseria si è divisa per anni, e continuerà a farlo anche adesso.

C’è chi ricorda Kondogbia e chi ricorda Calhanoglu preso a zero. Chi conta gli errori e chi conta i colpi. Sono due elenchi che esistono entrambi e che, presi da soli, non dicono granché.

Biasin, nel suo intervento, sostiene che sia il criterio sbagliato. Che un direttore sportivo non si giudichi dal singolo nome azzeccato, ma dalla capacità di tenere insieme un gruppo, di convincere un big a restare quando arrivano offerte più ricche, di far accettare a un altro di andarsene senza rompere lo spogliatoio.

Prendere giocatori e costruire squadre, scrive, sono due mestieri diversi.

La prova sta in una data

Il ragionamento ha un riscontro che si ripete ogni anno.

A ogni inizio di stagione, indipendentemente da chi sia arrivato e da quanto si sia speso, l’Inter viene indicata come la favorita. La squadra che deve vincere, la più forte.

È successo con bilanci in difficoltà e con mercati chiusi a saldo zero. È successo anche quest’anno.

Quella rosa qualcuno l’ha messa insieme.

“Io l’Inter ce l’ho dentro”

L’ha detto pochi mesi fa, e adesso quella frase suona diversa.

“Io l’Inter ce l’ho dentro”.

Nessuna polemica pubblica, nessuna intervista, nessuna parola fuori posto mentre la trattativa va avanti. Se finirà come tutti danno per scontato, ventotto anni si chiuderanno in silenzio.

Che poi è il modo in cui ha sempre lavorato.

Cosa manca

Manca l’unica cosa che conta: la firma sull’accordo di risoluzione.

Non si conoscono i tempi né le condizioni economiche. Non si sa chi prenderà quel posto. E non si sa dove andrà lui.

Fino ad allora, formalmente, Piero Ausilio è ancora il direttore sportivo dell’Inter.

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Redazione

Redazione Piazza Inter. La testata digitale dei tifosi nerazzurri. Informazione, passione, mercato.

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