
Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2026
Per Nicola Savino il derby di Milano non è una partita come le altre. «È sempre la partita più importante dell'anno», ha detto il conduttore radiofonico e televisivo, interista dichiarato, in un'intervista a Sky Sport ripresa da FcInterNews e pubblicata alla vigilia di Milan-Inter, in programma stasera alle 20:45.
Savino ha raccontato il primo derby visto dal vivo, nel 1979, la scelta di seguire questa sfida lontano da Milano per scaramanzia, un aneddoto con Maicon e il motivo per cui non ama l'espressione «pazza Inter».
Indice dei contenuti
Qual è il primo derby che ricorda Nicola Savino?
Il primo derby visto allo stadio risale al 1979 e finì con una vittoria nerazzurra firmata da Evaristo Beccalossi: «Pioveva molto forte. Vinse l'Inter 2-0, con una doppietta di Evaristo Beccalossi. E inevitabilmente è sempre questo il primo derby che mi viene in mente».
Con Beccalossi, ha spiegato, è nato poi un legame personale: «Avevo un rapporto eccezionale proprio con il primo giocatore che ho visto in un derby, Evaristo Beccalossi». Tra gli ex nerazzurri che frequenta ancora cita altri nomi: «Ho ancora rapporti con Spillo Altobelli, naturalmente con Javier Zanetti e anche con Danilo D'Ambrosio, che conosco bene. Poi c'è Nicola Berti, un compagnone: uno con cui è facile fare festa». Tra i campioni del passato che avrebbe voluto conoscere indica invece Jürgen Klinsmann.
Perché Savino non andrà allo stadio per Milan-Inter?
Per scaramanzia. Negli ultimi anni il conduttore è stato quasi sempre presente, ma i risultati non lo hanno aiutato: «Negli ultimi anni sono andato quasi a tutti i derby Milan-Inter, ma sono andati male. Almeno un paio consecutivi non sono finiti bene. Quindi quest'anno non andrò. Per questo derby in particolare sarò lontano, a Lanzarote, nelle Canarie: mi tengo proprio a distanza».
Chi vuole ripassare i numeri della stracittadina può leggere il nostro pezzo sui precedenti del derby di Milano. Per la vigilia in casa nerazzurra c'è invece la conferenza stampa di Chivu.
Cosa è successo con Maicon?
È l'aneddoto più divertente dell'intervista. Dopo un gol di Maicon, Savino si trovava in uno skybox a bordo campo: convinto che il brasiliano stesse indicando proprio lui, si era alzato sulla balaustra. In realtà il terzino cercava la moglie. «Sui giornali scrissero che Maicon indicava Nicola Savino. Quando l'ho rivisto, mi ha detto ridendo: "Tu sei quello stronzo che si è messo davanti!". Si faceva delle grandi risate».
Perché a Savino non piace la «pazza Inter»?
Secondo il conduttore quell'etichetta è servita a giustificare risultati contraddittori: «La pazza Inter era quella a cui si giustificava una vittoria contro una squadra blasonata e, la domenica successiva, una sconfitta contro la penultima in classifica».
Per questo condivide una vecchia frase di Antonio Conte: «Io non voglio più sentire parlare di pazza Inter: noi dobbiamo vincere, punto e basta». Savino aggiunge: «Mi sembra un buon punto di partenza per costruire una mentalità vincente, che infatti adesso c'è».
Che canzone sceglie Savino per il derby e per l'Inter?
Per il derby la scelta cade su «Cuore matto» di Little Tony: «È sempre una questione da cardiopalma, non si sta mai tranquilli durante un derby».
Per la squadra di oggi indica invece «C'è solo l'Inter», il brano scritto da Elio: «Non ci sono altri ragionamenti: c'è solo l'Inter. È una squadra che non molla, con un buon carattere e un buon gruppo». Qualche riserva riguarda il mercato, «che non è stato strepitoso, almeno per il momento», ma senza conclusioni affrettate: «La stagione è lunghissima e le partite sono tante, può ancora succedere di tutto».
Savino si considera un esperto di calcio?
No. Lo dice apertamente: si definisce «un grandissimo tifoso ma non un esperto». Il paragone è musicale: «Non è che chi va a un concerto sappia fare una settima con la chitarra o un assolo di sassofono: va lì e si gode la musica. Per me il concetto è lo stesso».
La conclusione riguarda gli allenatori da tribuna: «Fare le sostituzioni e l'allenatore dagli spalti è impossibile. Lo fanno tutti, io ci rinuncio. Preferisco guardare il Club di Caressa, Bergomi e compagni piuttosto che provare a fare io il loro lavoro».
