Inter-Shakhtar, Chivu alla vigilia: «Non può essere un dramma nazionale se una partita va male»

Cristian Chivu
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Cristian Chivu respinge le pressioni sull’Inter alla vigilia della sfida di Champions League con lo Shakhtar Donetsk, che arriva dopo due sconfitte consecutive. «Sembra che solo l’Inter sia obbligata a vincere e gli altri no. Non lo trovo giusto. Non può essere un dramma nazionale se una partita va male», afferma l’allenatore nerazzurro, che sottolinea le aspettative che accompagnano la squadra da anni.
Sommario
«La Champions è un sogno, ora la priorità è domani»
Considerando anche la scorsa stagione, l’Inter ha perso in Europa sette delle ultime otto partite. Chivu ha risposto anche alla domanda sui possibili danni creati da chi, nella squadra, si era candidato a lottare per la Champions: «Ho risposto qualche settimana fa, dicendo che se si fanno domande noi per educazione e dovere rispondiamo. Non abbiamo mai detto che dobbiamo vincere, ma che si tratta di un sogno. In questo momento dopo due partite perse bisogna pensare solo a domani: la priorità è vincere una partita prima di tutto, quella di domani».
L’obiettivo immediato è la classifica: «Dopo due sconfitte è meglio pensare a sbloccare la classifica».
Sul ritorno costante al tema dei risultati europei, il tecnico ha aggiunto: «Non c’è bisogno che ce lo ricordiate sempre, abbiamo perso due partite quest’anno e dobbiamo ritrovare energia e le sensazioni giuste, che vanno di pari passo con le nostre ambizioni. Dobbiamo concentrarci su quello che si deve fare domani, essere pronti da ogni punto di vista mentale fisico e tattico».
Chivu: «Devo migliorare io prima di tutto»
Dopo il ko con il Bruges, Chivu non intende stravolgere l’assetto tattico. L’allenatore si assume le responsabilità del momento: «Il mio compito è prendermi le responsabilità. Devo migliorare io prima di tutto, non punto il dito contro nessuno. Se non riesco a trasmettere quello che vorrei, in termini di concentrazione e preoccupazione, significa che ho sbagliato».
«I giocatori sono come i miei figli»
Chivu ha parlato anche del rapporto con la squadra, spiegando di vivere le tensioni dello spogliatoio con la stessa partecipazione che riserva alla famiglia. «I giocatori sono come i miei figli, li tratto come tratterei loro. E quindi rido, scherzo, mi arrabbio», dice, ricordando la sua reazione nell’intervallo della partita con il Bologna.
