
📲 Vuoi ricevere notizie come questa sul tuo smartphone?
Quindici minuti contro il Monza, poi l’ingresso al 68′ a Cagliari al posto di Akanji. Il percorso di John Stones in nerazzurro procede a piccole dosi, ed è esattamente quello che Chivu aveva in mente.
Adesso però il calendario stringe. San Siro contro il Napoli di Allegri, poi il Bernabeu contro il Real Madrid di Mourinho. Due partite in cui l’apporto degli inglesi può cambiare il peso della squadra.
Sommario
Il piano di Chivu, spiegato dai minuti
L’allenatore ha impostato l’inserimento dei nuovi come una progressione, non come uno strappo.
Al momento gli inglesi disponibili sono due: Stones e Curtis Jones. Djed Spence sta ancora lavorando a parte, con un percorso differenziato.
Sui due già in gruppo il criterio è chiaro. Minutaggio che sale gradualmente, nessuna forzatura, nessuna data fissata per la prima da titolare.
È una scelta che a occhio sembra prudenza e invece è tecnica.
Perché Stones va per gradi
Il difensore non ha bisogno di rimettersi in condizione. Ha bisogno di imparare un sistema.
Nella difesa a tre di Chivu ogni movimento è codificato: scalate, coperture, uscite in pressione, il modo in cui i braccetti accompagnano la manovra. Sono automatismi che si costruiscono in campo, non in palestra.
Lo aveva detto lui stesso subito dopo l’esordio, quando aveva parlato del passaggio dalla difesa a quattro a quella a tre come di un’opportunità di apprendimento. Non era una frase di circostanza: era la descrizione precisa di dove si trova.
Quello che ha già mostrato
I minuti di Cagliari, però, hanno detto qualcosa.
Stones è entrato al 68′ rilevando un Akanji apparso meno sicuro del solito, in una fase in cui i palloni avevano cominciato a piovere nell’area nerazzurra con più frequenza.
L’ingresso ha portato calma. Solidità nel gioco aereo, personalità nella gestione di quel momento, qualità nella prima costruzione: sono le tre cose per cui lo si è preso, ed erano tutte lì in mezz’ora scarsa.
Non è una prova generale sufficiente a dire che è pronto dal primo minuto. È abbastanza per dire che quando entra la squadra respira.
Jones è avanti, e c’è una ragione
Con il centrocampista il discorso cambia, e la differenza sta in un dettaglio di calendario.
Curtis Jones non ha partecipato al Mondiale americano. Ha svolto l’intera preparazione con il Liverpool e all’Inter è arrivato già pronto dal punto di vista atletico.
Non deve recuperare condizione. Deve solo entrare nei meccanismi, e quello lo si fa giocando.
A Cagliari, nella mezz’ora concessa, il classe 2001 non si è limitato a inserirsi. Ha giocato con personalità, ha cercato la giocata, ha mostrato quella sfrontatezza che aveva convinto Chivu e la dirigenza a insistere per averlo.
La scalata verso la maglia da titolare è già cominciata, e il suo minutaggio dovrebbe salire più rapidamente di quello di Stones.
Perché proprio adesso
Il momento in cui si alza il livello non è casuale.
Napoli e Real Madrid arrivano una dietro l’altra, e sono le due partite che dicono a che punto è davvero questa squadra. Non sono contesti in cui un allenatore si concede esperimenti.
Ed è qui che il piano di Chivu diventa delicato. Da un lato non può schierare dal primo minuto due giocatori che stanno ancora imparando il sistema. Dall’altro sono esattamente i giocatori che ha chiesto per partite come queste.
Stones e Jones sono arrivati per dare qualità e alternative nelle serate che pesano. Se non si vedono adesso, la domanda su quando si vedranno diventa legittima.
Cosa aspettarsi contro il Napoli
Il quadro più probabile è quello della continuità con quanto visto finora.
Ingressi a partita in corso, con minuti più abbondanti rispetto a Cagliari. Jones più avanti nel percorso, Stones ancora in fase di apprendimento del reparto. Spence fuori dai conti finché il differenziato non finisce.
Poi ci sarà il Bernabeu, che è un’altra cosa ancora. Ma quella è la partita in cui i giocatori presi dalla Premier dovrebbero sentirsi a casa.
