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Il nome di Giuseppe Marotta è tra i più cercati di queste ore e il campo stavolta non c’entra. Il presidente dell’Inter è finito al centro della corsa alla presidenza della Figc: le candidature vanno presentate entro il 4 novembre e si vota il 14 dicembre. A riaccendere il caso è stata una lettera aperta che Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, gli ha dedicato domenica 25 ottobre.
Il motivo è presto detto. Secondo le ricostruzioni dei giornali, una parte della Serie A non vorrebbe più sostenere Giovanni Malagò e guarderebbe ad Adriano Galliani. Marotta, per il peso che gli viene attribuito dentro la Lega, viene indicato come uno dei registi del cambio di rotta.
Sommario
Figc, cosa sta succedendo tra Malagò e Galliani
Pochi mesi fa la Serie A aveva sostenuto Malagò quasi in blocco. Come ricostruisce Sky Sport, l’ex presidente del Coni era stato eletto alla guida della Federcalcio con il 68,58% delle preferenze, con l’appoggio praticamente unanime della Lega, Lazio esclusa. Oggi Malagò è commissario straordinario della Figc e la situazione è cambiata: una parte crescente della Serie A, capeggiata dai grandi club, tende verso Galliani.
L’ex presidente della Lega, oggi senatore, avrebbe dato una disponibilità di massima, ma si riserva di valutare. Secondo le fonti di Sky si sta già lavorando al suo tesseramento come dirigente accompagnatore di una società dilettantistica lombarda, come ha fatto Malagò con l’Aniene calcio a 5.
Il Corriere dello Sport, in un altro articolo, parla di una convergenza «abbastanza forte» sul nome di Galliani tra club come l’Inter e l’Atalanta e aree influenti del governo. Lo stesso giornale scrive che Malagò conterebbe su tredici voti.
Perché Marotta è al centro della polemica
La lettera di Zazzaroni è un attacco diretto, scritto in seconda persona, con il nome del presidente nerazzurro ripetuto quasi a ogni frase. Si apre così: «Beppe, ma che siamo nel feudalesimo? Beppe, ma che ci troviamo nella Ddr?».
L’accusa principale è che la Lega voglia comandare da sola sul calcio italiano e che Marotta abbia cambiato idea sul presidente che aveva contribuito a far eleggere. «Non devi vincere tu e non devono vincere i tuoi amici, deve risorgere il nostro calcio, allo stato in una condizione invereconda e quindi, Beppe, fattelo dire, così non si fa e questo ennesimo golpetto armato ai danni del presidente che avevi scelto tu insieme ad altre 18 società, lo stesso presidente che per troppa autonomia adesso ti è in uggia, imbarazza chiunque sia agnostico, ma mantiene una pur estenuata capacità di giudizio».
Poi l’invito a uscire allo scoperto: «Volete Galliani? Ditelo. Uscite allo scoperto ed esci allo scoperto tu, caro Beppe, non nasconderti dietro a un “io non c’entro”, “sono le componenti che non vogliono più votarlo” e altro».
Zazzaroni tiene però a precisare che la questione non è personale: «Sono oggettivo e con la stessa oggettività ti assicuro che non ce l’ho con te, almeno credo - il dubbio ci tiene vivi e non siamo infallibili Beppe, lo hai dimenticato? - ma dimmi, di grazia, cosa deve fare il calcio italiano per farti felice?».
La chiusura è un avvertimento sulla tenuta della Lega: «Non ti rendi conto, Beppe, che così facendo la Lega di A rischia la spaccatura? E l’immagine che sta dando all’esterno il nostro calcio non ti fa riflettere? Abbiamo già dato troppi spunti per un pezzo comico, cerchiamo almeno di non precipitare nella farsa».
Cosa contestano i club a Malagò
La lettera racconta un solo punto di vista. Per capire la partita servono anche le ragioni dell’altra parte e su questo fronte Marotta non è affatto solo. Le ricostruzioni parlano di più club, non di un uomo solo al comando: il Corriere dello Sport cita l’Atalanta accanto all’Inter, Sky parla dei grandi club.
Secondo il Corriere dello Sport, alcuni dei vecchi sostenitori di Malagò gli rimproverano di aver deciso da solo su tre dossier:
- la scelta del commissario tecnico, mentre diversi club volevano Antonio Conte;
- la nomina della capodelegazione, Bianchedi, che poi si è dimessa;
- i tempi troppo lunghi sulla scelta del segretario generale.
Sono contestazioni sul metodo di lavoro. E spiegano perché, a pochi mesi dall’elezione, una parte della Lega abbia deciso di riaprire la questione.
Cosa risponde Malagò
Il commissario ha parlato dagli Stati Generali di Progetto Civico Italia. «Alcuni ritengono di candidare Galliani e io accetterò la competizione con filosofia», ha fatto sapere. E ancora: «Senza una candidatura unica ci sarebbe una frattura enorme. Sono dispiaciuto ma ottimista».
Malagò non ha risparmiato una frecciata ai nuovi oppositori: «Mi sono venuti a chiamare loro e ora qualcuno chiede di cambiare magari per dinamiche personali. Qualcuno non voleva che portassi Mancini e mi pare che stia andando bene». Sul ministro dello Sport Andrea Abodi ha aggiunto: «Lo vedrò mercoledì per fare il punto della situazione».
Abodi, dal canto suo, resta fuori dalla contesa: «Com’è giusto che sia, lascio l’autonomia alla Lega», ha dichiarato, «Sennò qualcuno pensa male».
Malagò e Galliani, a confronto
| Giovanni Malagò | Adriano Galliani | |
|---|---|---|
| Ruolo oggi | Commissario straordinario della Figc | Senatore |
| Precedenti | Ex presidente del Coni, eletto presidente Figc con il 68,58% | Presidente della Lega Serie A dal 2002 al 2006 |
| Sostegno riportato | Tredici voti, secondo il Corriere dello Sport | Grandi club secondo Sky; Inter, Atalanta e aree del governo secondo il Corriere dello Sport |
| Candidatura | Accetta «la competizione con filosofia»; tesserato con l’Aniene calcio a 5 | Disponibilità di massima, tesseramento in preparazione secondo Sky |
Nota editoriale: i sostegni sono ricostruzioni giornalistiche, non voti espressi. Le due righe che contano davvero sono le date: chi non presenta la candidatura entro il 4 novembre resta fuori.
Quando si decide la corsa alla Figc
Il calendario è serrato e lascia poco spazio alle mediazioni:
- 4 novembre: ultimo giorno per presentare le candidature alla presidenza federale;
- 14 dicembre: elezione del presidente della Figc.
Il 4 novembre, peraltro, cade il giorno dopo Feyenoord-Inter di Champions League. Per Marotta sarà una settimana divisa tra campo e palazzi, con una decisione che riguarda tutto il calcio italiano e non solo l’Inter.
