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Cristian Chivu, l’uomo della rinascita Inter: dallo shock di Monaco al Double e al rinnovo fino al 2028

Christian Chivu

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C’è una frase che Cristian Chivu aveva pronunciato il giorno della sua presentazione come allenatore dell‘Inter, nel giugno del 2025. Tre parole, tre valori: orgoglio, lealtà, interismo. Non lo diceva per compiacere la platea. Lo diceva perché era la cosa più vera che avesse da comunicare. E un anno dopo, con uno scudetto e una Coppa Italia in bacheca e un rinnovo contrattuale firmato fino al 2028, quelle tre parole sembrano incise nel marmo.

Ricordo bene i giorni prima, nei giorni amari di Monaco, a cercare di digerire uno dei giorni peggiori della mia vita, dove, come uomo e come tifoso, la mia salute mentale è stata messa all’ennesima dura prova. Nitidamente, nel torpore creato da una clamorosa e inaspettata sconfitta, si cercava la luce in fondo al tunnel, ancorandosi ai nomi altisonanti dei nuovi tecnici papabili: chi diceva Klopp, accreditandolo come unico reale possibile costruttore di un futuro roseo, chi dava per già fatto l’accordo con Fabregas, e chi, in preda alla totale disperazione, invocava il ritorno di Mourinho come il “salvatore”.

Nello stupore generale quindi emerse il nome di Cristian Chivu. Ammetto che mi strappò un sorriso di gioia poiché nel mio cuore, così come in quello di tanti altri, risplendevano non solo i successi ottenuti da calciatore ma anche quelli da allenatore della Primavera e, per una società che punta sulla costruzione partendo dal calcio giovanile, l’ho ritenuto immediatamente l’interprete giusto per questa avventura che doveva vedere i nostri colori risalire la china dopo l’umiliazione in Baviera.

Il 18 giugno 2026, l’FC Internazionale Milano ha ufficializzato il prolungamento del contratto del nostro allenatore, contratto esteso fino al 2028, con opzione per un’ulteriore stagione fino al 2029 e un significativo adeguamento economico: da 2 milioni di euro netti a circa 3-4 milioni a stagione, con bonus legati ai risultati. Una firma che vale più dei numeri che la compongono.

Il rumeno è stato l’autore di una stagione che onestamente nessuno si aspettava: quando Chivu è salito sulla panchina dell’Inter nel luglio 2025, i dubbi erano leciti e comprensibili. Un allenatore che aveva guidato soltanto le giovanili nerazzurre e una breve esperienza al Parma, chiamato a raccogliere l’eredità del ciclo targato Simone Inzaghi. Le domande erano ovunque: è pronto? Ha l’esperienza? Reggerà la pressione di San Siro seduto in panchina?

La risposta è stata una stagione da manuale. Dopo un avvio di stagione opaco, Chivu ha ingranato la marcia scudetto, riportando il tricolore a Milano: il 21° Scudetto, la decima Coppa Italia della storia dell’Inter, un Double storico che nella storia nerazzurra era riuscito soltanto a José Mourinho. E Lega Calcio Serie A lo ha premiato come Coach of the Season 2025/26.

“Orgoglio, lealtà, interismo”. Parole scelte il primo giorno. Parole che sono diventate uno scudetto e una coppa.

Ciò che rende il percorso di Chivu ancora più straordinario sono i precedenti storici che ha sfidato e superato. È diventato il quinto allenatore nella storia dell’Inter a vincere lo Scudetto nella sua prima stagione nerazzurra, dopo Árpád Weisz nel 1929/30, Alfredo Foni nel 1952/53, Giovanni Invernizzi nel 1970/71 e José Mourinho nel 2008/09. Un elenco che fa tremare i polsi solo a leggerlo. Molti, forse con troppa leggerezza, non si rendono conto che qui si è fatta la storia dei nostri colori.

Ma c’è un dato ancora più poetico, quasi cinematografico: Chivu ha conquistato la Serie A in panchina dopo aver vinto tre Scudetti da giocatore, traguardo raggiunto nella storia interista soltanto da Armando Castellazzi nel 1937/38. Vincere da giocatore e da allenatore con la stessa maglia non è carrierismo. È destino.

E poi c’è quel gesto a Roma, dopo la finale di Coppa Italia vinta contro la Lazio. Quando il tecnico ha lasciato il palco ai calciatori per la premiazione, come avrebbe fatto anche a San Siro con il trofeo dello Scudetto se i suoi giocatori non l’avessero spinto a sollevare la Coppa insieme a capitan Lautaro. Un gesto piccolo, quasi impercettibile nella frenesia della festa. Eppure così preciso nel dire chi è quest’uomo.

Oaktree indubbiamente punta chiaramente sulla continuità strategica, usando la logica come è giusto che sia. La conferma di Chivu riflette la linea della dirigenza guidata da Giuseppe Marotta: evitare di affrontare una nuova stagione con il tecnico in scadenza e garantire continuità a un progetto che ha già dato risultati straordinari. Una figura cresciuta all’interno del mondo Inter, perfettamente allineata ai valori del club.

In un’epoca in cui i grandi club europei cambiano allenatori come si cambiano le maglie da allenamento, basti guardare il Milan che in pochi mesi ha consumato un ciclo intero, l’Inter sceglie la strada opposta. La stabilità non come rassegnazione, ma come progetto. Chivu non è la scelta del momento: è la scelta per i prossimi anni.

Sarebbe disonesto fermarsi all’elogio senza guardare avanti con occhi aperti. Oltre alla difesa del Double, Chivu è ora chiamato a migliorare il deludente cammino in Champions League, dove l’Inter non è andata oltre i playoff arrendendosi al Bodø/Glimt. L’Europa resta il grande obiettivo incompiuto, la montagna che la stagione del Double non ha scalato. E sarà lì, sotto i riflettori della Champions, che il progetto Chivu verrà misurato con il metro più esigente.

Il mercato in corso non aiuta: la beffa Palestra ha lasciato un vuoto sulla fascia destra che andrà colmato, Frattesi è in uscita, la rosa ha bisogno di innesti qualificati. Chivu parte con un capitale enorme, la fiducia del gruppo, la credibilità guadagnata sul campo, il contratto blindato, ma gran parte del lavoro resta ancora da fare.

Cristian Chivu ha vissuto tre vite all’Inter, per questo parlo di “atto terzo”. La prima da giocatore, dal 2007 al 2014, quando arrivò dall’AS Roma per 14 milioni e si prese una maglia nerazzurra che non ha mai realmente smesso di sentire sua. La seconda da allenatore delle giovanili, la Primavera, il lavoro silenzioso e costruttivo che pochi vedono ma che forma il carattere di chi poi fa la differenza. La terza da allenatore della prima squadra, iniziata con i dubbi di tutti e finita con uno scudetto e una coppa tra le mani.

Ogni volta che sembrava andarsene, restava. Ogni volta che poteva scegliere altro, sceglieva l’Inter. Non è lealtà performativa, quella di Chivu. È identità.

Il rinnovo fino al 2028 non è un contratto. È la promessa di una quarta vita nerazzurra ancora da scrivere. E noi di Piazzainter.it saremo qui, in prima fila, a raccontarla.

Forza Inter. Forza mister Chivu.

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Scritto da

Carlo Scavone

Interista integralista. Nerazzurro dal 1983. Co-Founder di Piazza Inter.

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