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Chivu blinda Lautaro dopo le voci sul Barcellona: “È il nostro capitano”

Cristian Chivu

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Cristian Chivu mette una firma sotto il nome di Lautaro Martinez. Lo fa a Sport Mediaset, in un’intervista che arriva mentre dalla Spagna rimbalzano voci su un interessamento del Barcellona per l’attaccante argentino.

“È il nostro capitano per quello che è il suo amore nei confronti di questi colori. Lo sento molto motivato con l’ambizione giusta e lo vedo quasi pronto per fare una grande stagione”.

Poche righe, ma dette da chi decide chi gioca. E dette adesso, negli ultimi giorni di un mercato che chiude a inizio settimana prossima.

Nella stessa intervista il tecnico ha parlato anche di Pio Esposito e della campagna acquisti appena conclusa. Tre risposte, tre messaggi diversi, tutti diretti allo spogliatoio prima ancora che ai tifosi.

Il capitano e le voci dalla Spagna

Il legame fra Lautaro e la fascia da capitano non è un dettaglio da comunicato. È l’argentino che a maggio ha alzato al Meazza il trofeo di campione d’Italia, ed è lui il riferimento tecnico e umano attorno a cui Chivu ha costruito il proprio primo ciclo da allenatore nerazzurro.

Chivu non entra nel merito dell’interesse del Barcellona e non lo smentisce. Sceglie una strada diversa e parla di motivazione e di ambizione, cioè delle due cose che un allenatore controlla davvero. Il messaggio implicito è che il giocatore, in questo momento, ha la testa dove deve averla.

Quel “quasi pronto” merita attenzione. Non è una formula di circostanza. È la fotografia di un attaccante che sta ancora completando la messa a punto e che il tecnico si aspetta di vedere al massimo nelle settimane che arrivano.

C’è anche un secondo livello di lettura. Un allenatore che davanti alle sirene di un altro club risponde parlando di amore per i colori sta dicendo al suo giocatore che la porta di casa resta aperta. E lo sta dicendo in pubblico, che è il modo più impegnativo per farlo.

Pio Esposito e i posti che non esistono

Il secondo passaggio dell’intervista riguarda Francesco Pio Esposito, e vale la pena leggerlo per intero perché contiene una dichiarazione di metodo.

“Noi non abbiamo titolari fissi perché i posti fissi non esistono nel calcio. Pio è importante per noi in molte partite per come sa stare in gruppo, per come si allena e per come alza il livello dei suoi compagni di reparto”.

Chivu non promette minuti e non promette gerarchie. Elenca invece tre criteri, e sono criteri che nessuna classifica di mercato misura: come sta in gruppo, come si allena, quanto migliora chi gli sta intorno.

È un’impostazione che il tecnico rumeno ha portato con sé dal settore giovanile, dove ha lavorato per anni prima di sedersi sulla panchina della prima squadra. Chi cresce i ragazzi sa che la parola “titolare” pronunciata ad agosto vale poco, e che la rosa si tiene insieme con la competizione interna.

Per l’Inter, poi, la questione ha una ricaduta pratica. L’attacco è il reparto con più alternative in rosa, e distribuire minuti fra più interpreti è l’unico modo per arrivare a primavera con tutti in condizione.

Il mercato “lucido” e i conti dell’estate

Il terzo blocco riguarda la campagna acquisti, chiusa nella sostanza ma non ancora sui titoli di coda.

“Abbiamo fatto un mercato lucido, abbiamo cercato di portare più qualità e di alzare il livello di una rosa già forte e competitiva. Noi abbiamo l’obbligo di mantenere un livello alto, in continuità con quello che questa squadra e questa società hanno fatto negli ultimi anni”.

I numeri accompagnano il ragionamento. Secondo il Corriere dello Sport l’Inter non spendeva così tanto da sei anni, e la ragione sta nella quantità di addii da sostituire. Hanno lasciato Milano Yann Sommer, Francesco Acerbi, Stefan de Vrij e Matteo Darmian. Denzel Dumfries è passato al Real Madrid.

In entrata sono arrivati Ivan Provedel fra i pali, John Stones e Djed Spence per rimettere in ordine difesa e corsia destra, e Aleksandar Stankovic, tornato ad Appiano Gentile dopo la stagione al Club Brugge. Per non parlare di Curtis Jones.

La parola scelta da Chivu è “lucido”, non “ricco”. La differenza conta. Il tecnico rivendica il criterio, non l’entità della spesa, e mette l’accento sulla continuità con quanto costruito negli anni precedenti.

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Scritto da

Redazione

Redazione Piazza Inter. La testata digitale dei tifosi nerazzurri. Informazione, passione, mercato.

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