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Nel ritiro tedesco dell’Inter, nel Baden-Württemberg, mancano alcuni nazionali reduci dal lungo Mondiale americano, tra cui il capitano Lautaro Martinez e Marcus Thuram. In questo contesto, le veci di capitano passano sulle spalle di Nicolò Barella, all’ottavo anno consecutivo in nerazzurro. Il centrocampista sardo si è raccontato in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, toccando obiettivi, compagni e ambizioni personali.
Sommario
La richiesta di Chivu per la nuova stagione
Barella ha riportato quanto chiesto dal tecnico in vista dell’annata che verrà: “Di migliorarci ancora di più rispetto all’anno scorso. Vogliamo riprendere come abbiamo finito, quindi giocando il nostro miglior calcio. È un ritiro intenso”.
Un calcio più conservativo, a 29 anni
Sul proprio modo di interpretare il ruolo, Barella ha raccontato un’evoluzione dettata anche dall’età: “Vado verso un’annata in cui cerco di sviluppare un gioco un po’ diverso, dato che il mio corpo ogni tanto risponde in maniera differente. Sto provando a giocare un calcio un po’ più ‘furbo’ in termini di gestione, più conservativo. Il nostro modo di giocare, con i quinti che ci aiutano a buttarci avanti, me lo permette. Ho 29 anni e non più 23 come quando sono arrivato”.
Gli obiettivi della stagione
Sul fronte dei traguardi da inseguire, il centrocampista ha tracciato la linea: “Ciò che cambia è che l’anno scorso abbiamo vinto campionato e Coppa Italia e ora per fare bene dobbiamo vincere di nuovo entrambe più la Supercoppa, oltre che cercare di fare meglio in Champions. Sarà difficile, ci vorranno tante energie, però i nostri obiettivi sono quelli”.
L’ossessione Champions League
Sulla Coppa dalle grandi orecchie, sfiorata due volte, Barella non ha nascosto il peso di quel rimpianto: “Un sogno. Esserci arrivato due volte vicino e non essere riuscito a toccarla è qualcosa che non mi è mai andato giù. È un pensiero costante ma sappiamo che, come ha detto anche il presidente Marotta, noi rispetto ad altre squadre che spendono centinaia di milioni sul mercato dobbiamo sempre fare uno sforzo in più. E l’abbiamo fatto, con il nostro gioco, le nostre idee e la voglia di arrivare. L’abbiamo sfiorata due volte, speriamo che arrivi una terza occasione e che sia quella buona”.
I giovani Sucic e Stankovic
Barella ha speso parole di stima per due dei compagni più giovani della rosa: “Quando Petar tocca il pallone ti accorgi che ha il calcio dentro. Alek è sempre stato un ragazzo maturo ma ora ancora di più. È andato via dalla sua comfort zone, ovvero l’Inter, ed è cresciuto tanto. Ha grandi qualità e sono sicuro che in stagione ci darà una mano”.
Dopo il ko con la Nazionale
Il centrocampista si è poi soffermato sul momento più difficile degli ultimi mesi, la delusione con la maglia azzurra: “Quando tocchi il fondo, e per me era la seconda volta che perdevo un playoff, puoi soltanto risalire. Mi sono passati vari pensieri per la testa. Poi insieme agli altri compagni abbiamo provato a pensare positivo. Io, senza più tenermi tutto dentro, ho capito che non dovevo farmi condizionare da quello che era successo per quanto brutto fosse stato e mi sono rimboccato le maniche dopo quei mesi in cui venivo dalla finale di Champions persa e poi da quella delusione Mondiale”.
Il sogno Mondiale con l’Italia
Barella ha poi guardato al proprio percorso in Nazionale, segnato da un contrasto netto: “È quello che vorrei più di tutto in azzurro, andare almeno una volta la Coppa del mondo e giocarmela. Il mio percorso in Nazionale è iniziato con la vittoria di un Europeo e poi mi sono ritrovato a non giocare due Mondiali. Un approccio incredibile e poi una discesa. Questo mi lascia incompleto”.
Il record di assist e il futuro a Milano
Ripercorrendo gli anni in nerazzurro, Barella ha raccontato un traguardo raggiunto senza cercarlo: “Non ho mai pensato di diventare il giocatore che ha fatto più assist nella storia dell’Inter, però lo sono diventato. Non ho mai pensato nemmeno di diventare vice capitano”.
Sul proprio percorso e sul futuro, ha aggiunto: “Vorrei diventare ad esempio il calciatore con più presenze con questa maglia, ma non ci penso. Quando sono arrivato qui mi sono solo detto: vado a giocare nell’Inter per dare tutto e vincere tutto. Potevo fare ancora meglio, ma sono orgoglioso del percorso fin qui. Chiudere la carriera all’Inter? Sì. Poi dipende da quanto invecchio velocemente”.
